Italia
Braccio di ferro tra ateneo e ministero
Statuto: il senato accademico respinge le modifiche su elezioni e rappresentanza. Il Miur ricorre ai giudici amministrativi
In ateneo tutti ribadiscono che valgono ancora le parole del rettore Massimo Augello pronunciate a fine febbraio: "Non vogliamo fare la guerra a nessuno". Ma altrettanto all'unanimità ieri il senato accademico ha lanciato la sfida al Miur, ministero dell'Università, respingendo le modifiche allo statuto che da Roma erano state "suggerite". Ora la palla passa al Tar della Toscana, dove la settimana prossima si fronteggeranno i due uffici legali: quello di Pisa e quello del ministro Francesco Profumo; i giudici fiorentini del tribunale amministrativo diranno chi ha ragione.
La storia comincia con la cosiddetta riforma Gelmini, cioè la legge 240/10, approvata a ridosso del Natale di due anni fa, in mezzo a polemiche e contestazioni nazionali che hanno fatto il giro del mondo: in città fu occupata persino la Torre pendente. Tutto inutile, l'allora ministra Mariastella la spuntò: passò il testo che studenti e professori bollavano come "liberticida e lesivo della nostra autonomia".
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