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Pisa

Le foto del medico che raccontano la guerra

Le foto del medico che raccontano la guerra

Guido Zeppini partì per il fronte nel lontano 1915 e con la macchina fotografica testimoniò il dramma di quegli anni conservati in 400 lastre tornate a vivere

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"Il Piave mormorò", la guerra 1915-18 nelle foto del capitano medico Guido Zeppini. La mostra si apre domani alle 17 nel refettorio della Certosa (seguirà un concerto della filarmonica "Giuseppe Verdi") e resterà aperta fino al 30 settembre 2012.

"In questi tempi bui e difficili per la cultura - ha detto Severina Russo, direttore del museo nazionale della Certosa - un evento di questa portata va sottolineato. Siamo bien lieti ospitarlo in Certosa, luogo fortemente identitario e punto di riferimento obbligato per iniziative di grande valenza. C'è l'egida del ministero per i Beni e le attività culturali e della sovrintendenza". La mostra è stata presentata ieri dal sindaco Bruno Possenti, presenti il vice sindaco Antonio Piccioli, gli assessori Sandro Sandroni e Mario Pellegrini, oltre al consigliere comunale Walter Palandri. Il primo cittadino ha spiegato le motivazioni e il significato dell'avvenimento delineando la figura di Zeppini, il quale partecipò alla guerra da capitano medico. È intervenuto Romano Paolo Coppini, docente di storia contemporanea all'università che ha curato la parte scientifica, e poi hanno preso la parola Enrico Calvani, dell'associazione Tre C Cinefoto Club Cascina Libero Barsotti, Paolo Brunetti, presidente della sezione soci Coop di Cascina dell'Unicoop di Firenze, Roberto Mazzanti, curatore del ricco catalogo anche nella versione delle foto in diapositiva e nel sistema di informatizzazione. Possenti ha rimarcato il coraggio negli interventi di soccorso di Zeppini, insignito della medaglia d'argento della sanità militare. Appassionato di fotografia, documentò scene di vita di guerra, scenari di distruzione, momenti drammatici. Oltre 400 lastre, dimenticate per quasi un secolo, sono state ritrovate, per lo più in buono stato di conservazione, alla morte della figlia Adriana. Il nipote Claudio Bolelli le ha messe a disposizione. Soggetti diversi, tutti quanti a titolo gratuito, hanno realizzato questo straordinario esempio di volontariato culturale. Brunetti ha detto: "Come sezione soci Unicoop abbiamo messo a disposizione le forze e gli strumenti necessari per questa bellissima iniziativa nello scenario suggestivo della Certosa".

Destinazione finale sarà il museo storico italiano della guerra, a Rovereto. Romano Paolo Coppini ha detto che la mostra non intende certo proporre l'esaltazione dell'Italia in guerra, ma ricordare una pagina della nostra storia: "Il 4 novembre 1918 cessava l'incubo che aveva tormentato la popolazione, erano caduti 689mila italiani e più di un milione erano tornati alle loro case con indelebili ferite e mutilazioni. Infine Bolelli: "Il capitano medico Guido Zeppini era mio nonno. Quando morì le lastre sono state rinvenute nel suo baule di militare, con gigantografie delle zone di combattimento, insieme agli strumenti chirurgici usati negli interventi al fronte. Tutti hanno conservato la memoria di un uomo giusto, disinteressato, innamorato della sua professione e che in tempo di guerra e in pace concepì la funzione del medico come un obbligo morale nei confronti dei sofferenti, al quale doveva essere sacrificato ogni altro dovere e gli stessi affetti familiari". Delle 400 e più lastre, ne sono state selezionate 64, appunto le foto in mostra.

Pierluigi Ara

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di Redazione web