Il Tirreno

Pisa

Economia, ossigeno soltanto dall’export

di Luca Daddi

Pacini (Camera di Commercio): crisi pesante, si difendono meglio i settori che operano sui mercati internazionali

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PISA. «I numeri della nostra economia ci mostrano, con inesorabile continuità, che la crisi che abbiamo di fronte non è paragonabile, per intensità e durata, a nessun altro ciclo economico della storia recente. Siamo in presenza di una vera e propria rottura di paradigma, che può avere un impatto duraturo e profondo sul nostro modello di sviluppo e sul nostro potenziale di crescita».

È questa la triste realtà. Pierfrancesco Pacini, presidente della Camera di Commercio, non la nasconde mentre illustra l’andamento dell’economia pisana nel 2011 e traccia le previsioni per quest’anno, nel corso del tradizionale appuntamento che s’è tenuto ieri mattina nella sede di piazza Vittorio Emanuele.

Il ciclo. Nel 2011 l’economia pisana - sottolinea Pacini - «ha visto non solo il progressivo deterioramento del ciclo, ma ha anche continuato a segnalare una netta divaricazione, in termini di performance, tra i comparti che operano sui mercati internazionali e quelli che lavorano prevalentemente per il mercato interno. I primi mostrano andamenti positivi, mentre i secondi si dibattono tra notevoli difficoltà».

Export. Crescono del 10,2% le esportazioni pisane e ciò - dice il presidente della Camera di Commercio - «è il segno più eloquente del successo, quanto meno parziale, delle imprese che operano sui mercati esteri. Parziale perché nonostante questo risultato, che porta a 2,75 miliardi di euro il valore delle esportazioni del 2011, Pisa si trova ancora 10 punti percentuali al di sotto del massimo toccato a fine 2007».

Inoltre «l’evoluzione infra-annuale delle esportazioni, rilevata nel corso del 2011, conferma il rallentamento della domanda mondiale: se nei primi tre mesi del 2011 l’export pisano è aumentato del 14%, l’ultimo quarto dell’anno scorso ha chiuso con una crescita praticamente dimezzata: +7,7%».

Importazioni. «Crescenti difficoltà sul fronte della domanda interna - osserva ancora Pacini - sono segnalate dall’andamento delle importazioni: dagli oltre 20 punti percentuali di crescita del primo trimestre 2011, siamo passati al +6% dell’ultimo quarto».

Industria. Secondo i dati contenuti nella relazione della Camera di Commercio, il settore manifatturiero a carattere industriale «ha approfittato dei venti di ripresa che, almeno fino all’estate, spiravano sui mercati internazionali segnando, nella media del 2011, una crescita produttiva di 1,2 punti percentuali». Un risultato che, seppure positivo, evidenzia «come la nostra provincia viaggi a una velocità pari a circa la metà rispetto a quella regionale».

La crescita nel settore industriale a cavallo tra il 2010 e il 2011 «non è stata in grado di recuperare quanto perso nel corso della precedente fase recessiva, tanto che dopo solo quattro trimestri si è passati nuovamente in terreno negativo (-0,8% nel quarto trimestre)».

Quanto agli ordini, nel 2011 la crescita si è assestata al 2,6%, ma ha progressivamente rallentato nel corso dell’anno fino a chiudere con un +0,7%.

Artigianato e piccole imprese. Desta «fortissima preoccupazione» - spiega il presidente Pacini - l’andamento della piccola impresa, «legato a doppio filo alle vicende del mercato interno». Purtroppo il comparto artigiano e della piccola e micro impresa «non ha assolutamente beneficiato della breve fase di recupero trainata dalla domanda internazionale».

Infatti, l’andamento del fatturato delle imprese artigiane della provincia di Pisa nel corso del 2011 (-9,1%) e quello delle piccole imprese non artigiane (-7,1%) «segnala addirittura un aggravamento della situazione rispetto al già difficile 2010».

Commercio. Colpito in pieno dalla crisi dei consumi, «il commercio - osserva Pacini - ha registrato un netto peggioramento in corrispondenza dell’esplosione della crisi del debito pubblico la scorsa estate».

Nel 2011 le vendite al dettaglio sono scese del 3,5%, risultato della media tra il -2% del primo semestre e il -5,1% del secondo.

Edilizia. La filiera edile vive un momento assai difficile che tocca sia le piccole imprese - artigiane e non - sia quelle più strutturate.

Basti pensare che le transazioni del comparto residenziale, stando ai numeri forniti dalla Camera di Commercio, nel 2011 hanno continuato a perdere terreno (-1%) scendendo al 72% di quanto registrato nel 2007. Il non residenziale subisce i colpi più forti della crisi: -19,8% per gli uffici, -9,1% per i capannoni e -8,9% per i negozi.

Segnali incoraggianti non vengono neppure dal mercato delle opere pubbliche: la crescita degli importi dei bandi in provincia (+36,3%) dipende dai 78 milioni di euro per il “People Mover” a fronte dei 146 complessivamente messi a gara.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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