Sicurezza
Accusato di violenza sulle figlie e graziato dalla prescrizione
Prosciolto noto medico processato per abusi sessuali Sentenza a porte chiuse e lacrime a palazzo di giustizia
PISA. Violentate dal patrigno. Per quattordici anni. La denuncia è arrivata anonima, da qualcuno che si è preso la briga di scrivere alla procura e raccontare questo scempio. Ma l’atto finale è stato una beffa. Perché il processo all’orco che sarebbe stato per anni l’incubo dell’esistenza di due sorelle oggi donne è stato graziato dall’ex Cirielli.
Il procedimento infatti, per due soli mesi, è caduto in prescrizione e per l’imputato è finita con un proscioglimento. La terribile storia di violenza sessuale è stata rievocata ieri mattina in tribunale, ma non ha visto neanche le richieste del pubblico ministero, la dottoressa Flavia Alemi: sarebbe stato inutile farle.
Né aveva visto prima la costituzione delle parti civili, vista la spada di Damocle della prescrizione che incombeva su tutto. Un processo che si è aperto e si è chiuso così, che si è svolto a porte chiuse, in un’atmosfera di grande dignità ma anche di grande dolore per le presunte vittime.
Tutto sarebbe iniziato negli Anni Ottanta, quando la madre di due ragazze adolescenti, separata, conosce un nuovo compagno e alla fine lo sposa. La storia matura in un ambiente di professionisti noti ed apprezzati, insospettabili. L’uomo che le due ragazze hanno conosciuto però, secondo l’accusa dela procura, cambia subito volto.
Ad un tratto, quando la maggiore ha 17 anni, iniziano vere e proprie violenze sessuali a cui si arriva con insistenza e persuasione. Per otto anni, fino a quando la ragazza, distrutta nel fisico e nella psiche, dice basta. Le attenzioni passano allora alla secondogenita, anche lei all’epoca diciassettenne, e si protraggono, seppure con minore violenza, per quattro anni. Nel racconto delle ragazze, spettatrice passiva sarebbe stata la madre, a conoscenza di tutto ma mai intervenuta in loro difesa e oggi separata dall’uomo.
L’orrore che si consuma fra le pareti domestiche sarebbe andato avanti fino al 2001. Le due giovani donne, oggi professioniste che devono fare i conti con un passato fatto di incubi e dolore, hanno cercato di dimenticare. A squarciare un velo sui segreti di una famiglia che appariva normale è una lettera anonima che arriva in procura l’anno scorso e che costringe la magistratura ad indagare, anche se la denuncia potrebbe essere tardiva
Le due donne, contattate, confermano l’orrore e ieri l’inchiesta, troppo tardi e dopo una serie di rinvii per scioperi, è approdata alla prima vera udienza. Sarebbe bastato che questo procedimento si fosse svolto due mesi fa per non incappare nella temuta prescrizione, ed almeno una delle due sorelle avrebbe potuto avere giustizia. Ma così non è stato. L’uomo, un apprezzato medico del Lungomonte, difeso dall’avvocato Carmelo Cardile, è sempre stato contumace. Le due giovani donne - una trentenne, l’altra quarantenne - erano assistite dall’avvocato Antonio Cariello.
Il processo, data la scabrosità degli argomenti trattati, si è svolto a porte chiuse. Per le due donne, interrotte a tratti da lacrime irrefrenabili e singhiozzi, rivivere questa sorta di film dell’orrore è stato molto difficile, ma tutto si è svolto in un’atmosfera di grande compostezza e dignità.
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