Il Tirreno

Pisa

Un’area giochi dimenticata in San Marco

di Francesco Loi e Daniele Benvenuti
Un’area giochi dimenticata in San Marco

Scivoli, altalena, basket e bocce: il parco pubblico, pronto da due anni, bloccato da un contenzioso tra Comune e proprietà

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PISA. Ci sono gli scivoli, l’altalena, un campo da basket e uno da bocce. Giardini ben curati, qualche albero e le panchine. Un “polmone” verde, forse l’unico, di sicuro il più grande, in un quartiere popolato come San Marco. Questo sarebbe un parco pubblico. Sarebbe perchè è ancora chiuso al pubblico (con tanto di cancello e sbarramenti). E lo è da quasi due anni: bello pronto così come si vede passandoci e dalla foto che qui pubblichiamo. Il condizionale è legato ad un inghippo burocratico, insopportabile per i cittadini che, non potendo usufruire dal parco, lo vedono come uno spreco che si trascina da tempo.

La zona è quella compresa tra la ferrovia e via di Piaggetta, tra via Montanelli e via Pilla. Una zona che i pisani, molti decenni fa, conoscevano perché ospitava la cosiddetta “fabbrica dei pinoli”. Una volta chiusa, ecco il degrado con lo stabile in rovina e l’erba che si impossessa di tutto. Poi la svolta. L’impresa Antonini Fondiaria Paradisa (la stessa che ha recuperato l’ex hotel Leon Bianco in piazza Garibaldi) decide di investire su quell’area abbandonata per realizzare una serie di abitazioni indipendenti di pregio. Firma così una convenzione con il Comune per ottenere la concessione in cambio della realizzazione di una strada (che collega via di Piaggetta a via Pilla) e appunto di un parco verde attrezzato. Per il Comune il vantaggio della riqualificazione di un’area piuttosto estesa: oltre 19mila mq, dei quali non più di 6.700 riservati alla costruzione delle abitazioni e tutto il resto (12.480 mq) a destinazione pubblica.

I lavori (progetto del 2003) iniziano partendo proprio dalla rimozione della fitta boscaglia; in quell’occasione viene anche rinvenuto un accampamento abusivo. Poi, tra il 2009 e il 2010, la conclusione delle abitazioni, la costruzione della strada ed il completamento del parco. Le residenze sono state tutte vendute, ad eccezione di due ville di più grandi dimensioni, ma il parco rimane ancora chiuso. «Dispiace davvero vederlo ancora inutilizzato - ci spiega Gionata Antonini, figlio del titolare dell’impresa - ma purtroppo manca il collaudo del Comune per aprirlo. E nel frattempo tutte le spese di manutenzione sono ancora a nostro carico». Spese che hanno dovuto anche coprire una serie di danneggiamenti. «Alcune strutture sono state rovinate dai vandali, addirittura hanno dato fuoco ad uno scivolo. Ovviamente abbiamo provveduto a sostituirle». Una volta aperto il parco sarà dunque ad uso pubblico, come prevede la convenzione, ma la gestione sarà a carico e cura di un supercondominio che unisce sia la proprietà dell’impresa Antonini che un’altra adiacente. «Una soluzione che riteniamo ideale - spiega ancora Antonini -. Il quartiere infatti si trova un’area pubblica, verde e di qualità; e il privato pensa a gestirla avendo forse un occhio di attenzione in più. Un’operazione che stiamo riproponendo anche per un’area in via Rosellini».

Ma cosa manca per sbloccare la situazione? Il Comune parla di «opere non eseguite correttamente», in particolare di lesioni nelle pavimentazioni anti-trauma e cadute dei vialetti del parco. L’adeguamento, dicono da Palazzo Gambacorti, era stato chiesto formalmente all’impresa il 21 luglio dello scorso anno. L’8 marzo scorso la proprietà ha chiesto un sopralluogo per le verifiche. Che c’è stato solo il 26 aprile e con richiesta di sistemazioni ulteriori a causa degli ammaloramenti nelle pavimentazioni in asfalto natura. Il Comune ora ha messo in programma altre verifiche e la prossima settimana dovrebbe esserci un sopralluogo anche da parte dell’assessore ai lavori pubblici Andrea Serfogli. Senza il via libera degli uffici tecnici comunali non ci sarà il collaudo.

«Le lesioni sono sicuramente frutto del tempo - riprende Antonini - visto che il lavoro è stato realizzato ormai da qualche anno: serve che i tecnici comunali valutino motivi reali ed entità». L'inghippo, per ora, non si scioglie. Dopo le nuove verifiche il Comune potrebbe anche far scattare un’ingiunzione nei confronti della ditta esecutrice: sarebbe l’inizio di un contenzioso più duro. E nessuno vuole arrivare a quel punto. «Entro l’estate vorremmo chiudere la vicenda», è l’auspicio di Serfogli. Intanto i residenti continuano a guardare con tristezza, che spesso sconfina nell’indignazione, quel cancello con il lucchetto. «Il rischio è che quest’area diventi terra di nessuno - ci dice un residente di via di Piaggetta -. In diverse occasioni abbiamo sorpreso qualcuno che aveva scavalcato la recinzione e scriveva sui muri. Una volta aperto, il parco avrebbe una vita con noi residenti e si eviterebbero molti rischi di danneggiamenti. Ora è ancora proprietà privata e quindi diventa difficile intervenire». Qualcuno, per favore, sistemi quei vialetti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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