«Pago a fine mese», un ponte fra la recessione e la solidarietà
Lo studio di BabyConsumers: a Pisa e provincia sono sempre più i piccoli negozi di quartiere dove gli esercenti accettano di fare credito a molti clienti più affezionati (e con meno liquidità)
PISA. Nei negozi torna il libretto della spesa e del “pagherò a fine mese”.
«Quanto pago per la spesa? 12,74 euro... Me li segni, come al solido saldo a fine mese». Una conversazione, questa - tra un negoziante e il cliente - che non si sentiva più ormai da parecchio tempo e i più giovani, non ne hanno certo memoria. Così molti droghieri, panettieri, fruttivendoli, lattai e macellai hanno rimesso sul banco, accanto al registratore di cassa, quel quaderno con scritto nome e cognome del cliente, data e importo dell'acquisto.
Dice Pino Staffa, presidente di BabyConsumers che ha condotto l’indagine a Pisa e in Valdera: «E’ chiaro che il motivo principale di questa tendenza è la frisi economica, e di questo non possiamo non essere preoccupati. Dall’altro lato però c’è un aspetto positivo: ritrovare un rapporto col negoziante di quartiere è importante, soprattutto per gli anziani, sia per fare quattro chiacchiere in un ambiente più “intimo” dei centri commerciali, sia perché molti piccoli negozi effettuano anche le consegne gratis a domicilio, importanti per chi ha meno possibilità di muoversi. Ora anche qualche supermercato si sta attrezzando. Sia quelli grossi, limitatamente però alle consegne, sia piccole catene con iniziative diverse. Uno di questi ha inventato un sistema di fidelizzazione del cliente e, al tempo stesso, un’operazione di co-marketing con gli istituti bancari: il suo sistema di pagamento elettronico consente di posticipare il pagamento della spesa effettuata nei punti vendita che fanno riferimento al cedis Nealco».
Secondo Confcommercio, «questa indagine conferma da un lato la fortissima crisi che le famiglie stanno vivendo, compresse tra fenomeni come la contrazione dei salari, l'aumento della disoccupazione, il massiccio ricorso alla cassa integrazione anche nella nostra provincia, il crollo dei consumi, la recessione, gli aumenti di tariffe, iva, carburanti». Ma con risvolti sociali importanti come riportiamo nella scheda qui sopra.
Il privilegio del pagamento a credito è riservato alla clientela affezionata. «È la nostra arma in più contro i grandi supermercati - , conferma il titolare di un alimentari, - è uno dei segni quotidiani della crisi che intacca le disponibilità mensili delle famiglie e dei pensionati, le categorie di consumatori che fruiscono di più di queste agevolazioni».
«A volte ci chiedono direttamente di dilazionare i pagamenti - continua un collega, - altre volte usano delle scuse: la più sentita è “guardi, ho dimenticato il portafoglio a casa"».
Spesso non si tratta di grandi acquisti. «Lo sa che qui - afferma un esercente, - io faccio credito per l'acquisto di mezzo litro di latte?». Un prodotto che costa intorno ai 70 centesimi. E non è raro che poi i debitori non si facciano più vedere. Il pagamento a credito infatti è un fenomeno recente. La maggior parte degli esercenti conferma che da un anno si sono decisi a riaprire il quaderno dei crediti perché le famiglie soffrono soprattutto la quarta settimana del mese e chiedono di dilazionare il pagamento fino all'arrivo dello stipendio. Si sta tornando a un passato che credevo dimenticato».
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