Malvaldi porta il sorriso ai detenuti del Don Bosco
PISA. La sua ventata di ironia e buon umore è entrata dentro le mura del carcere Don Boscospazzando via, almeno per qualche ora, un po' di tristezza e malinconia. Lo scrittore Marco Malvaldi è uno al...
PISA. La sua ventata di ironia e buon umore è entrata dentro le mura del carcere Don Boscospazzando via, almeno per qualche ora, un po' di tristezza e malinconia. Lo scrittore Marco Malvaldi è uno al quale si può chiedere di dedicare mezzo pomeriggio a chi non ha la possibilità di andare ad ascoltarlo nei consueti incontri pubblici. La richiesta gli è arrivata dalla sua ex professoressa di lettere del liceo, Giovanna Baldini, volontaria dell'associazione Controluce, che segue la scuola superiore all'interno del carcere e che insieme all'Area Educativa formata dalle educatrici del carcere Don Bosco, prevede una serie di incontri di arte, ascolto della musica, incontri con gli autori e altro ancora.
Per Marco è stata la prima esperienza di questo genere e quando ritorna alla luce del sole ci racconta: «Sono rimasto stupito di quanto siano stati bravi. Hanno dimostrato interesse e fatto domande del tutto simili a quelle che mi vengono rivolte in qualsiasi altra presentazione. Sì, sono rimasto sorpreso della normalità dell'incontro. Non me lo aspettavo, credevo che il confronto sarebbe stato diverso».
In quanti hanno assistito alla presentazione?
«Circa una ventina di detenuti, il direttore, gli educatori, qualche volontario e alcuni agenti della Polizia Penitenziaria».
Quali domande le sono state rivolte?
«C'è chi ha voluto sapere di più sulla mia storia di vita e di scrittore, chi si è identificato nel mio percorso, chi si è concentrato sullo stile e sui personaggi, citando anche altri autori per fare un confronto. Insomma, proprio come una qualsiasi presentazione, ma alla fine per ringraziarmi mi hanno offerto un dolce fatto da loro, questo normalmente non succede nelle altre presentazioni. Ho capito che per loro era un giorno diverso dagli altri, un'occasione importante e me lo hanno dimostrato anche con le strette di mano e i sorrisi».
Cosa l'ha colpita di più?
«Intanto la capacità di qualcuno di ironizzare sulla propria pena e poi grande densità di detenuti in uno spazio non molto grande».
Avevano letto i suoi libri?
«Certo, erano molto preparati, ma di questo non avevo alcun dubbio, avendo come insegnante Giovanna Baldini».(a.dv)
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