Il Tirreno

Pisa

Il Pd insegue gli elettori e non fa politica

Non ci meraviglia la reazione scomposta del Pd al nostro comunicato di condanna dello sgombero di alcune famiglie rom, lo scorso 25 aprile in località il Tondo. Le parole del Pd suonano come una...

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Non ci meraviglia la reazione scomposta del Pd al nostro comunicato di condanna dello sgombero di alcune famiglie rom, lo scorso 25 aprile in località il Tondo. Le parole del Pd suonano come una triste contabilità. Il loro affrontare una tematica sociale così delicata in termini di “noi abbiamo più rom degli altri comuni, perché non ce li dividiamo un po’ meglio?”; trattare persone, famiglie, storie, vite come se fossimo davanti a un flagello di Dio, da sopportare minimizzando il danno, fa venire i brividi lungo la schiena.

Ma visto che il terreno dello scontro è questo, chiediamo anche noi dei numeri. Ci piacerebbe sapere quanto spende veramente il Comune di Pisa in integrazione (concetto un po’ vuoto, se non definito) e quanto per ogni sgombero fatto dall’inizio dell’amministrazione Filippeschi. Noi pensiamo, come abbiamo più volte detto e scritto, che gli sgomberi siano non solo un metodo propagandistico e dispendioso ma anche inutile sia per le famiglie sgomberate, sia per quelle dei quartieri che vivono vicino ai cosiddetti insediamenti abusivi.

Per quanto riguarda il progetto “Città sottili”, ripreso dai commenti piccati degli esponenti del Pd, ci domandiamo con quale coraggio si possa recitare la parte dei difensori dopo che è stato ufficialmente e formalmente chiuso dall’attuale amministrazione dal 31 dicembre 2009. Un progetto che noi conosciamo bene e che, in passato, abbiamo sì criticato, ma perché fosse esteso anche a chi ne era escluso.

Anche per quanto riguarda la cabina di regia regionale, la presa di posizione degli esponenti del Pd pisano appare incomprensibile. Da una parte l’amministrazione di Pisa disattende gli impegni presi in sede regionale, principalmente quello macroscopico di sospendere gli sgomberi arrivando addirittura ad accusare la Regione di aver abbandonato Pisa in balìa di quest’orda di zingari.

Dall’altra però sappiamo che la Società della Salute Pisana chiede e riceve dalla vituperata cabina di regia regionale, ingenti fondi per progetti d'integrazione.

Di fronte alle reazioni dei giorni passati degli esponenti del Pd locale, viene poi da pensare di essere di fronte a uno sdoppiamento di personalità. Erano forse tutti in viaggio in altre località quando il partito che guida la giunta asfaltava campi rom - certamente soffrendo, non a cuor leggero -, sicuro che le persone sgomberate sarebbero evaporate di lì a poco? Oppure si erano chiusi in qualche ufficio quando cinquemila persone tra italiani e migranti attraversavano la città di Pisa dopo la cosiddetta ordinanza antiborsone? Ordinanza che si deve considerare decaduta, dopo che la Corte Costituzionale prese a picconate il decreto Maroni che la legittimava.

Ancora: sulla tanto agitata questione della legalità ci sono due considerazioni da fare: la prima è una critica alla visione ideologica del concetto. Sappiamo bene, al di là della visione legalista di destra, che ogni tipo di progresso culturale, giuridico e sociale è avvenuto grazie a forzature di quella che in ogni epoca veniva chiamata legalità. La Bossi-Fini, come le norme sull'immigrazione contenute nel pacchetto sicurezza, rientrano nel quadro della legalità, anzi, decidono cosa sia legale e cosa no in ambito di immigrazione. Una forza politica ha il dovere di criticare e combattere le leggi che ritiene ingiuste con gli strumenti e il vocabolario culturale che gli è proprio. Non può dichiararsi contrario in Parlamento e poi giustificare i propri atti rivendicandone la "legalità" come unico elemento costituente.

Sono queste contraddizioni che ci portano a pensare che il Pd insegua elettori, ma non faccia politica.

Martina Battaglia

responsabile immigrazione

segreteria provinciale

Prc di Pisa

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