La manifestazione
Sulle tracce di Roberta si setaccia il territorio
La signora Ragusa non è mai salita sull’auto di Fusi: il profilo genetico ricavato da tre suoi oggetti non ha niente a che fare col dna rilevato sulla vecchia Panda
GELLO DI SAN GIULIANO TERME. Scattano questa mattina all’alba le attese ricerche per far luce sulla scomparsa di Roberta Ragusa, avvenuta esattamente quattro mesi fa.
Un momento davvero importante per questa indagine, fondamentale, perché tutta l’attività investigativa svolta finora non avrebbe dato alcun contributo a questo giallo che appare per il momento senza soluzione.
Questa mattina si partirebbe da un punto non lontano dalla casa dell’imprenditrice di San Giuliano svanita nel nulla nella notte del 13 gennaio, cioè vicino a via Dini, e si prevede anche, per la fase iniziale di questa battuta che dovrebbe durare diversi giorni, il monitoraggio di alcuni corsi d’acqua e dei fossi vicini. La settimana scorsa l’Arma ha acquisito dal Comune di San Giuliano la cartografia dettagliata di una vasta area di territorio. Sempre questa mattina, partendo da piazza Collodi a san Giuliano, sfileranno in zona gli amici locali del gruppo di facebook Troviamo Roberta Ragusa, per mantenere viva l’attenzione sul caso.
Intanto in procura sono state ascoltate, più volte, moltissime persone, amici, conoscenti, parenti della donna, alla ricerca di un particolare che possa tornare utile.
Il ritratto di Roberta che è emerso è ben diverso da quello che appariva all’esterno: è quella di una donna infelice e in estrema difficoltà, in balìa di un matrimonio al capolinea e di un doppio tradimento, quello del marito e quello dell’amica più cara, la ragazza che aveva accolto dapprima in casa come baby-sitter dei suoi bambini e poi come segretaria dell’autoscuola che gestiva con consorte e suocero.
La sua vita, i suoi problemi, le sue ansie, per quanto finite in pasto alla curiosità generale, hanno comunque il pregio di aver portato alla ribalta ancora una volta quanto spesso l’ambiente domestico, anziché costituire quel sostegno che dovrebbe essere per ognuno, possa rivelarsi una gabbia dorata di incomprensioni e insoddisfazioni.
Come Il Tirreno ha anticipato ieri per primo in cronaca, i Ris hanno ultimato anche i famosi esami comparativi irripetibili attesi da settimane. Da una lima da unghie, uno spazzolino da denti e una spazzola per capelli della signora Ragusa è stato estrapolato il suo dna, un profilo genetico certo che ora è in mano agli inquirenti e che è stato comparato coi dna rilevati dai reperti biologici misti trovati sulla maniglia della portiera della vecchia Panda verde di Antonio Fusi, iscritto sul registro degli indagati dalla procura insieme al marito della donna, Antonio Logli, 48 anni. Fusi, 62 anni, pontederese, quella maledetta e gelida notte di gennaio, dette un passaggio ad una donna che assomigliava molto alla titolare dell’autoscuola Futura, ma che è stata identificata: si tratta di una psicolabile pontederese. Si è dato corso comunque agli esami del dna per sgombrare definitivamente il campo da dubbi e gli esiti dicono che non c’è nessuna relazione fra il profilo genetico finale della signora Ragusa e quelli trovati sulla macchina. Uscito quindi di scena Fusi, l’unico indagato per omicidio volontario resta Logli, a carico del quale però non c’è assolutamente nulla, a parte una raffica di comportamenti che possono anche lasciare perplessi e ad una glacialità, invero apparente, ma comunque incomprensibile per la situazione che l’uomo, padre di due ragazzini disperati, sta vivendo.
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