Attenzione
Rapinata in casa da banditi mascherati
Mezz’ora di terrore per un’ottantenne: le prendono la pensione e si portano via oro e oggetti. Il racconto della donna
CALCI. Per mezz’ora prigioniera in casa sua di due banditi che la rapinano dopo averla legata ad una sedia prima di fuggire; sulla bocca un nastro isolante perché non urlasse. La brutta avventura è stata vissuta da Giuliana Barsanti Ferri, una signora di 82 anni, che vive in una casa isolata sulla strada che da Cappetta sale su al monastero di Nicosia. Trenta minuti d’inferno per la donna, che vive con la figlia Lucia, la quale, impiegata a Bologna, torna a fine settimana, mentre l’altro figlio, Gabriele, è ingegnere capo all’ufficio tecnico del Comune di Pisa. Questo inquietante episodio di microcriminalità, l’ennesimo sul Lungomonte Pisano, è di sicuro il più grave e l’opinione pubblica ne è rimasta molto turbata. È successo venerdì mattina, dopo poco le otto, quando due individui, con un cappuccio calato sul volto, hanno varcato il cancello di un vialino privato e poi hanno bussato alla porta del numero civico 6. Ha risposto la proprietaria, che era sola e si accingeva ad uscire per andare a fare la spesa e poi accudire il giardino e l’orto circostante: operazioni consuete che si rinnovano ogni giorno. Le fasi drammatiche dell’episodio nel racconto della vittima. «Ho socchiuso l’uscio, quando hanno bussato ed ho visto due persone le quali non mi hanno neppure dato il tempo di rispondere o tentare una qualche reazione. Sono stata respinta dentro, all’interno. Strattonata sono caduta sul pavimento dell’ingresso, in prossimità delle scale che portano al primo piano. Uno degli sgraditi ospiti mi ha tirato su, aiutandomi a rimettermi in piedi. L’intimidazione secca, perentoria: “Fuori i soldi”! Ho provato a spiegare che non sono ricca, vivo della pensione mensile. Gli ho consegnato gli 800 euro riscossi il giorno prima. Ma loro pretendevano di più, molto di più. Mentre uno mi teneva al piano terra, l’altro si è portato al piano alto mettendo a soqquadro le camere per cercare altro denaro, che non c’era, ed eventuali preziosi. Si sono impossessati di un cofanetto contenente una collana e piccoli monili d’oro. Inoltre un computer, una macchina fotografica e poco altro. Ogni mobile rovistato, aperte le ante degli armadi, cassetti rovesciati, un caos incredibile. Ed io con il cuore in gola, sgomenta, impietrita nel terrore. Ho temuto il peggio perché quelli sembravano decisi a tutto. Alla fine mi hanno costretto a sedermi su una seggiola dove mi hanno inchiodato stringendomi con una corda robusta. Quindi mi hanno appiccicato sulla bocca grossi cerotti con l’ordine tassativo di non muovermi e di non dare l’allarme». Giuliana Barsanti Ferri è persona forte e volitiva, molto stimata da tutti. Ha affrontato le difficoltà della vita con estremo coraggio, confortata dalla fede cattolica che la vede, insieme con i familiari, animatrice instancabile delle iniziative della chiesa. Nella circostanza ha evidenziato non poco sangue freddo e buon senso. Ancora in leggero stato di choc, ci fornisce alcuni particolari della vicenda: «Ho cercato, per quanto possibile, di mantenere la calma. Ho provato a liberarmi, alla fine riuscendovi, dalla morsa della corda che mi teneva avvinta alla sedia, ho tolto via i cerotti dalla bocca, sono uscita all’aperto mettendomi a gridare con quanto fiato avevo in gola. Qualcuno ha udito ed è accorso. Abbiamo telefono al 113. Mezzi e uomini della polizia sono venuti per iniziare le indagini». Ieri, accompagnata dalla nuora, la signora si è recata a Pisa dove ha presentato la denuncia in questura. Ma chi sono i banditi? Alti, corporatura piuttosto snella, apparentemente giovani, dietro il passamontagna nascondevano la faccia. «A me si sono rivolti in italiano – ha specificato Giuliana – però tra loro si esprimevano in un linguaggio straniero. Di questo sono sicura». Al vaglio degli investigatori i troppi raid di ladri e rapinatori che stanno terrorizzando la gente a Nicosia, La Corte, Cappetta e Rezzano.
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