Il dolore
È giusto ribellarsi al giglio fiorentino
A. d alcuni giorni di distanza dalla deprimente vicenda della cerimonia per i 140 anni di Marina di Pisa del primo maggio scorso, ci sia consentita qualche riflessione. Cruda, ma reale. Come noto, ai...
A. d alcuni giorni di distanza dalla deprimente vicenda della cerimonia per i 140 anni di Marina di Pisa del primo maggio scorso, ci sia consentita qualche riflessione. Cruda, ma reale. Come noto, ai festeggiamenti erano stati invitati gli Sbandieratori della Signoria di Firenze, ma un legittimo sdegno popolare ha indotto gli organizzatori, superficiali e carichi di gravi responsabilità in merito, a tornare sui loro passi. Come successe nel 2008, con altri soggetti coinvolti.
Però Pisa nel suo complesso, ha fatto una triste figuraccia: prima invita gli incolpevoli ma disponibili fiorentini, poi chiede loro di restare a casa. Manco a dirlo, gli strali di annoiati benpensanti o presunti tali non hanno distinto il chi-come-quando-perché dell’invito e del dietrofront.
Men che meno, i soliti annoiati benpensanti si sono guardati dal capire il chi-come-quando-perché dei pisani, dei loro gruppi storici che sono tanti, non fossero stati invitati ed alcuni trascurati e tralasciati ad una cerimonia tutta pisana!
È poi vero che la Pisa che li ha invitati non è la stessa Pisa che li ha respinti, per fortuna! Ma questo dall'esterno non si vede.
Anzi, si è cercato mediaticamente di abbrutire l’immagine di Pisa e dei suoi abitanti. Dobbiamo amaramente rilevare come si siano tacciati i pisani di essere ciechi campanilisti, beceri, retrogradi, ecc. Eh già!
È facile salire sempre su un carro di un presunto vincitore, facendo sfoggio di altrettanta presunta modernità di pensiero e di apertura a nuove vedute relazionali. È un tranello in cui cadono molti pisani credendo d'apparire evoluti, mentre sono culturalmente sottomessi ed omologati.
Nossignori! Non è campanilismo, ma amor proprio e logica; ribellarsi al giglio fiorentino e protestare per la mancata presenza dei pisani non sono esaltazioni da ultras di calcio, ma coerenza nella difesa, nel rispetto, nella promozione della propria identità che è anzitutto amore con la A maiuscola per il territorio, condizione questa che tanti tromboni non hanno.
Che si permetta che ad una cerimonia storica - perché anche un 140° è un evento storico, non medievale certo, ma comunque storico - come quella di Marina partecipino fiorentini e non pisani è assurdo e blasfemo. Sappiamo tutti che la città di Firenze, a parti invertite, si sarebbe ribellata come ha fatto Pisa e anche di più. Ipocrita è negarlo. Figuriamoci se una città fieramente legata alle proprie tradizioni come Siena avrebbe consentito un simile oltraggio. Già, ma Pisa non è Siena, quindi si può criticare.
Perché si è finto d'ignorare chi ha veramente sbagliato, ossia gli organizzatori? Perché non erano presenti gruppi pisani, a parte gli Ars Laminae di Lorenzana? Chi è stato invitato? Quanti e quali gruppi storici? Chi ha aderito? Perché non si è anche sollecitato, coinvolgendo meglio? Ci risulta che qualche gruppo pisano non ne sapesse nulla e la cosa ci pare grave. Restiamo dell’idea che, di base, non c’è a Pisa attenzione verso la qualità delle cose in via di creazione o di svolgimento. Cialtroneria chiamata eufemisticamente “trasando”.
Presidente dell’Associazione Amici di Pisa
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