Attenzione
Rapine, chiesto il rinvio a giudizio per i rom arrestati
Per l’accusa sono loro gli autori di otto dei colpi messi a segno, fra cui l’agguato in strada a un giovane avvocato
PISA. Con due richieste di rinvio a giudizio si sono chiude le sulla raffica di feroci rapine che hanno sconvolto la città e la provincia negli ultimi mesi. I due nomadi tuttora in carcere come presunti autori di alcuni dei colpi messi a segno, per il pm inquirente, il consigliere Antonio Giaconi, sono responsabili di otto aggressioni, fra le quali anche quella brutale ad un giovane avvocato, avvenuta in pieno centro. La richiesta di rinvio a giudizio, per rapina aggravata dall’uso delle armi e dal num ero di persone che vi hanno partecipato, violenza privata, lesioni gravi, sequestro di persona e porto illegale di armi, riguarda due giovanissimi nomadi tuttora in carcere: Elvis Dubovic, 21 anni, kosovaro, e Dalip Emin, appena 19, macedone, il primo difeso dall’avvocato Marco Meoli, del foro di Pisa, il secondo da Massimo Manfredini, di Livorno.
Per la raffica di aggressioni, sanguinose e particolarmente efferate, fortunatamente mai finite in tragedia, ma quasi sempre con vittime pesantemente pestate a sangue e ricoverate in ospedale, furono arrestate inizialmente tre persone, Dubovic ed Emin, ospiti del campo abusivo in via della Bigattiera, presi dai carabinieri, e un terzo nomade, arrestato dalla polizia, ma scagionato da indagini difensive del suo legale e scarcerato.
Si tratta di Sudakan Emrula, anche lui molto giovane, 19 anni appena, e anche lui appartenente a gruppi nomadi macedoni, residente a Pisa. La madre e i parenti di quest’ultimo, poco dopo l’arresto, andarono a casa di uno dei rapinati - brutalmente aggredito in zona aeroporto nel suo appartamento, dove vive con l’anziana madre - con le foto dell’arrestato chiedendo un riconoscimento e facendo poi convocare la vittima della rapina nello studio del loro legale. L’uomo, a cui erano state mostrate foto segnaletiche di Emrula risalenti a due anni fa, avrebbe detto che in effetti non era più tanto sicuro del riconoscimento, non si sa se per convinzione o, il sospetto appare legittimo, per le insolite richieste ricevute.
Le vittime delle rapine - i carabinieri indagano su una decina, la polizia su altre cinque - hanno parlato di persone spietate che agivano totalmente fuori controllo, sotto l’effetto di cocaina e alcol, particolare che sarebbe anche stato accertato dalle indagini della Compagnia dell’Arma. I banditi, a volte due, a volte quattro-cinque (alcuni non sono ancora stati identificati), armati di pistola, pestavano selvaggiamente e rapinavano per strada (a qualcuno hanno portato via addirittura le scarpe) o facendo irruzione in casa di notte in vere e proprie incursioni da incubo. Per Dubovic ed Emin, che si trovano tuttora in carcere, è possibile prevedere a questo punto la richiesta di rito abbreviato che prevede la riduzione di un terzo della pena. L’eventuale condanna per il reato più grave prevedrebbe in questo caso pene che vanno da un minimo di quattro anni e mezzo a venti: dovendo rispondere di otto colpi si parla, presumibilmente, di condanne che possono andare dai quindici ai vent’anni a testa. Intanto, sono quasi al termine nuove indagini su altre cinque rapine, tre delle quali sicuramente attribuibili a Dubovic ed Emin.
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