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Misericordia, tutto pronto per le urne

Misericordia, tutto pronto per le urne

Polemica fra i confratelli: il commissario Ragghianti ha soppresso il seggio elettorale del cimitero

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PISA. Mentre il commissario incaricato di portare in salvo la zattera della Misericordia (a rischio naufragio vittima di falle milionarie) sta facendo il conto alla rovescia dei giorni che lo separano dal termine del suo mandato, ci si prepara al voto, che potrebbe determinare una soluzione capace di riportare a galla l’antica confraternita pisana.

Si spera molto infatti nelle elezioni, fissate per il 17 giugno prossimo, per quanto ancora non ci siano candidature e nemmeno voci di possibili candidati. Un voto, anche questo, all’insegna delle polemiche. Un gruppo di confratelli e consorelle infatti ha scritto a Stefano Ragghianti, il commercialista lucchese che è diventato commissario prima della fine dello scorso anno, chiedendo lumi sull’istituzione di un solo seggio per le elezioni. In genere, infatti, i seggi erano due, in sede, ora al Cep, eppoi al cimitero.

Cosa che secondo i mittenti dell’ultima missiva avrebbe portato più voti e di un certo tipo, invogliando i soci a votare con comodità in un posto che è oggetto di visita e dunque più frequentata rispetto a quella periferica della sede centrale. E il commissario infatti ci ripensa. «Ho ricevuto questa lettera - dice - e vedremo di fare il possibile per accontentare tutti, mi sembrava più logico che per far votare trecento persone in tutto si scegliesse un luogo solo piuttosto che due, ma se questo può essere più comodo per qualcuno ci ripenseremo».

Intanto c’è molta attesa per l’assemblea in calendario per domani pomeriggio alle 16.30 al Cep, in cui si parlerà di mobilità, bilancio e prospettive futre. «Entro la prossima settimana - assicura Ragghianti - dovremmo chiudere tutti i contenziosi in atto per le cause di lavoro delle cooperative. Dopodiché si decolla con le ultime proposte fatte, che sono state alla fine condivise e da cui si può ripartire».L’ultima proposta riguarda la mobilità volontaria e i contratti di solidarietà. Dei settantuno dipendenti iniziali, messi a casa otto contratti a termine, sono rimaste 63 persone più un nuovo arrivo, 64 in tutto.

Il bubbone sulla questione della Misericordia era esploso lo scorso autunno, con le dimissioni dell’intero cda che aveva passato la palla all’arcivescovo, al quale non era rimasto altro da fare che nominare un commissario e un nuovo consiglio, totalmente esterno. Il lavoro non è stato facile, perché la situazione - precipitata con la costruzione della sede faraonica di via Gentile da Fabriano, di fatto rimasta vuota nonostante le strutture eccellenti, dagli ambulatori alle palestre - era drammatica.

(c.v.)

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