Sicurezza
Militari usati dalla politica per propaganda
Non intendo trascinare una sterile polemica rispetto ad una questione, quella della Giornata della Solidarietà, che merita ben altra riflessione. Tuttavia, essendo stato chiamato in causa...
Non intendo trascinare una sterile polemica rispetto ad una questione, quella della Giornata della Solidarietà, che merita ben altra riflessione.
Tuttavia, essendo stato chiamato in causa personalmente nella rubrica delle lettere di Pisa del Suo giornale con due repliche (uno del 4 maggio di Alessandro Mobono, uno del 9 maggio del Colonnello Marco Perani) alla mia lettera pubblicata dopo il 27 aprile, è doverosa una mia risposta a titolo personale, non solo in quanto rappresentante dei Cobas Scuola.
Intanto, devo ringraziare il signor Alessandro Mobono che ha efficacemente spiegato come la posizione da me espressa sia di carattere veterocomunista.
Mi permetto di commentare che tali argomentazioni sono semplicemente la dimostrazione di una povertà di ragioni rispetto alle critiche sollevate in merito alla finalità della manifestazione anche se, come chiosa (ironicamente?) il Colonnello della Brigata Folgore Marco Perani, presentate «(stranamente) con misura, garbo ed educazione». Non contesto infatti il “cattivo esempio” del paracadutismo (tantomeno che sia sport brutale o violento in quanto tale), né che i militari siano in sé cattivi, ma che siano utilizzati in modo propagandistico dalla politica (la giunta del sindaco Filippeschi).
Chiedo però al signor Mobono e al Colonnello Perani altrettanta franchezza nel chiedersi se le missioni militari all’estero rappresentino realmente una liberazione, o non siano piuttosto parte di quella strategia geopolitica di dominio che il signor Mobono attribuisce agli Usa, ma non all’Italia. Come cittadini ritengo indispensabile porsi queste domande di carattere “politico”.
Per quanto riguarda la questione delle nostre scuole, brutte e sporche, raccolgo con piacere la sollecitazione del signor Mobono chiarendo che se i nostri (e i suoi presumo) figli e nipoti continuano a trarre giovamento dall’andare a scuola è perché docenti e non docenti, in condizioni che si riconoscono al limite dell’agibilità, riescono comunque a svolgere un ruolo educativo insostituibile.
Se vogliamo fare un paragone “militaresco”, i lavoratori della scuola ogni giorno combattono una battaglia di strenua resistenza per organizzare attività con materiale didattico inesistente, per esercitare la vigilanza con numeri di personale sempre più ridotti, per salvaguardare salute e sicurezza di classi numerosissime raccolte in aule e strutture fatiscenti, spesso anche pericolose, e questo grazie ai tagli operati in questi anni (l’ultimo è di 8 miliardi in tre anni dal 2008) dai governi “legittimamente eletti” di cui il signor Mobono parla a proposito delle missioni militari.
Occorrerebbero massicci investimenti nella scuola, ma da dove prendere le risorse necessarie? Una modesta proposta è quella di ritirare i soldati italiani impegnati nelle missioni all’estero, che permetterebbero un risparmio di un miliardo e mezzo all’anno; oppure di non acquistare i programmati novanta aerei da combattimento F35 che “libererebbe” circa quindici miliardi da destinare a rendere le nostre scuole più belle e pulite, oltre che efficienti e dignitose.
Infine, voglio rassicurare il signor Mobono che ho tutte le intenzioni di non abbandonare il mestiere di insegnante (né tantomeno l’impegno nei Cobas Scuola per difendere la scuola pubblica) e di non essere “segretamente tentato” da altro che non sia educare i/le giovani a pensare con la loro testa, esprimendo le loro idee senza mai vergognarsene e sempre rispettando quelle altrui. .
Giovanni Bruno
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