Il Tirreno

Pisa

Imprese in mezzo ai debiti in attesa di ottanta milioni

di Giovanni Parlato
Imprese in mezzo ai debiti in attesa di ottanta milioni

È il credito delle aziende in provincia che devono essere pagate dagli enti pubblici Parlano gli artigiani che continuano a lavorare fra mille difficoltà quotidiane

4 MINUTI DI LETTURA





PISA. Sono centinaia le piccole e medie imprese che vantano crediti con le amministrazioni pubbliche. Ci sono anche piccole ditte che si sono indebitate per comprare i materiali e che non possono neanche chiedere un mutuo in banca per continuare a lavorare. Situazioni che stanno mettendo sul lastrico alcune imprese.

A lanciare l'allarme è la Cna che raccoglie, ogni giorno, proteste. E alle amministrazioni arrivano telefonate di imprenditori che chiedono di essere pagati, lettere di avvocati con ingiunzioni di pagamento. Un situazione difficile. Una stima della Cna di Pisa indica che il debito che hanno le amministrazioni pubbliche nei confronti del mondo dell'impresa, nel territorio provinciale, sfiora gli ottanta milioni di euro.

Ci sono comuni che pagano entro 30 giorni, ma ci sono comuni che ancora devono pagare lavori eseguiti nel 2009, mentre alcune amministrazioni fanno già sapere che non pagheranno prima del 2015. E poi c'è il mondo della sanità in cui, anche qui, i pagamenti vengono onorati dopo mesi e mesi.

Come presidente del Consorzio Gip (Gruppo impiantisti pisani), Michele Colombini ha chiesto che possa essere superato il patto di stabilità che tiene ingessata l'attività dei Comuni i quali, in alcuni casi, hanno i soldi in cassa e non li possono spendere. «Le amministrazioni - afferma Colombini - rispondono che si tratta di un vincolo e come tale non possono farci nulla, tuttavia penso che si possa e si debba fare qualcosa per superare una situazione che col tempo si fa sempre più complicata».

La proposta di Colombini tira in ballo sia le pubbliche amministrazioni che le banche. «Noi chiediamo che il sistema bancario finanzi gli enti locali per fare circolare denaro- afferma l'imprenditore -. Basta vedere qual è lo stato delle scuole, delle strade o di altro. Bisogna che tutto si rimetta in moto». E Colombini punta il dito su un altro tema scottante, quello delle gare d'appalto: «Ultimamente in Valdera è stata indetta una gara d'appalto per l'impiantistica da 600mila euro a cui hanno partecipato 106 ditte e il bando se lo è aggiudicato una ditta di Barletta. Penso che le amministrazioni dovrebbero salvaguardare le imprese locali e gli strumenti ci sono. Fino ad un milione di euro, l'amministrazione pubblica può indire una gara sotto soglia, cioè una gara ufficiosa in cui attinge ad un elenco di ditte locali di fiducia».

In attesa di essere pagati, le ditte devono fare fronte alle loro spese. «Certamente - sostiene Matteo Giusti, rappresentante legale dell'impresa Pisana Costruzioni - i dipendenti li devo pagare ogni mese, i fornitori dopo ogni due-tre mesi, mentre noi riscuotiamo dopo un paio d'anni. Oggi, il tempo medio di riscossione per un lavoro eseguito per le amministrazioni va da un anno e mezzo a due anni. E durante quest'arco di tempo, devo fare fronte alle tasse e a ogni pagamento quando lo Stato, sia centrale che locale, disattende i contratti. Se un imprenditore non paga l'Imu o l'Irpef, poi arrivano le cartelle esattoriali. Non è accettabile che lo Stato pretenda il rispetto delle scadenze, ma poi se ne infischia quando deve pagare».

Un altro piccolo imprenditore (che preferisce la riservatezza) ha una ditta di pulizie e riscuote ogni sei mesi. «Soldi che mi servono per pagare le tasse mentre ho già pagato il personale, i materiali, la manutenzione dei mezzi e bisogna stare attenti a non andare sotto con le banche perché in caso ti chiedono tassi molto onerosi».

«I tempi dei pagamenti - fa sapere l’imprenditore - sono stati sempre i soliti, anche prima della crisi. I soldi all’ente arrivano verso maggio-giugno e, quindi, a breve riscuoterò i lavori eseguiti da gennaio a ora e a dicembre i lavori eseguiti da giugno in poi. Certo se riscuotessi ogni mese invece che ogni sei potrei gestire i pagamenti in altro modo».

Tuttavia ci sono anche situazioni particolari in cui chi lavora in subappalto o in raggruppamento temporaneo, ma non è la ditta capofila si ritrova a subire ritardi su ulteriori ritardi nei pagamenti. È il caso della società di informatica Hyperborea con circa 45 dipendenti. «Ci sono grandi aziende - spiega Luca Tavani - che usano le piccole come cassa per trattenere i soldi». E vediamo come. In caso di una gara, per esempio, di 5 milioni di euro, due società in raggruppamento temporaneo si aggiudicano la gara. Consideriamo che di questi 5 milioni, il 70% va alla azienda capofila e il 30% a quella piccola anche se poi in realtà la capofila svolge il 50-60% del lavoro. «La normativa prevede che sia pagata per intero l'azienda capofila - spiega Luca Tavani - e che questa paghi l'azienda piccola entro trenta giorni. Ma questa scadenza, di fatto, non viene mai rispettata e la capofila trattiene i soldi per avere un ricavo sugli interessi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web