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I disagi delle donne straniere nel processo d’integrazione

CALCI. Le cittadine straniere, che stanno frequentano la scuola di lingua italiana, organizzata dal centro italiano femminile, nei locali dell’oratorio in via Nocetti, hanno scritto alcune...

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CALCI. Le cittadine straniere, che stanno frequentano la scuola di lingua italiana, organizzata dal centro italiano femminile, nei locali dell’oratorio in via Nocetti, hanno scritto alcune considerazioni sulla loro situazione da cui ne è nato un quaderno diffuso pubblicamente. Più che altro riflessioni dettate dal loro processo di integrazione. Alcune di queste considerazioni sono molto significative e, in diversi casi, esprimono un forte senso di disagio.

Renata confida: «Io mi sento sola quando le persone mi guardano ma non mi vedono, quando parlo e nessuno capisce cosa voglio dire, quando chiamo e non mi richiamano». Mariam esprime il disagio con accenti forti: «Io lentamente muoio quando la gente non mi sa ascoltare». Realista invece Sissel: «Io mi sento libera quando giro nella campagna toscana e il sole splende. Soprattutto quando ho sufficienti soldi per pagare le bollette».

Toccante la testimonianza di Lidia, originaria dell’est europeo: «Tra tutti i volti della mia infanzia quello che ricordo con maggiore dolcezza è della mia nonna materna. Nella sua vita era stata molto male. Erano tempi brutti, c’era la crisi, poi la seconda guerra mondiale. La gente emigrava dalla Polonia in altri paesi per trovare una vita migliore, anche la mia nonna. Era stata durante la guerra nel campo di concentramento di Dachau. Era una sopravvissuta. La sua vita e la sua storia sono state come un film. Era una donna forte, tranquilla, piena di saggezza vitale. Diceva che non esistono i veri problemi, sempre si può trovare una soluzione. Oggi provo anche io a trovare la soluzione giusta ai problemi della vita, a mantenere la tranquillità. Io somiglio alla mia nonna».

Marzia Ara

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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