Il dolore
Controlli sui campi coltivati a Gello
Le ricerche della Ragusa in alcuni terreni privati in vista della battuta. La macchina organizzativa pronta a fine mese
GELLO DI SAN GIULIANO TERME. Si sposta sui campi coltivati l’attenzione degli investigatori per la soluzione del giallo che avvolge la scomparsa di Roberta Ragusa.
In vista della battuta di ricerche sul territorio, la valutazione in questi giorni riguarda una serie di accertamenti su aree seminate di recente, sui movimenti avvenuti sul terreno e sull’eventuale uso di macchinari in zona. L’azione ha richiesto contatti con i proprietari, come contatti ovviamente richiederà, essendo molte le zone private da battere, anche l’intervento mirato di ricerche in programma. Un intervento la cui data slitta ancora, in parte alla ricerca di un periodo che da un punto di vista meteo dia garanzie di tranquillità, in parte in attesa della fine di una lunga serie di impegni di ordine pubblico, dagli appuntamenti calcistici ai vari raduni, politici e non. In questo senso sembrerebbe che non si procederà se non verso la fine del mese, quando tutta la macchina organizzativa, che si basa sulle sole forze di personale specialistico dei carabinieri (saranno dell’Arma perfino sub e speleologi), sarà messa a punto.
Unico e grandissimo nemico in tutta questa operazione, pur lodevole per la cura con cui viene preparata, resta comunque il tempo: ne è trascorso infatti troppo in attesa di uno spiraglio che potesse far luce su questo mistero. E tutte le piste battute per prime dalla procura (il pm inquirente è il dottor Aldo Mantovani) e dal nucleo investigativo dei carabinieri non hanno dato i risultati sperati.
Si confida ben poco ormai nella comparazione dei reperti in mano ai ris: il dna estratto da uno spazzolino da denti della signora Ragusa sarà paragonato con quello misto estrapolato sull’auto di Antonio Fusi, il sessantenne pontederese che insieme al marito della donna risulta iscritto sul registro degli indagati dopo aver dato, la notte della scomparsa, un passaggio in auto ad una donna che assomigliava all’imprenditrice sparita dalla sua casa di Gello di San Giuliano. L’ipotesi di reato è di omicidio volontario, ma di fatto Fusi appare scagionato dalla quasi certa identificazione della persona che salì sulla sua Panda verde la notte fra il 13 e il 14 gennaio scorsi. La comparazione sarà però uno dei tanti atti dovuti per scartare anche questa segnalazione e archiviarla definitivamente.
Solo sospetti e indizi, e non una prova di un comportamento contro Roberta, anche a carico di Antonio Logli, il marito, che per gli inquirenti è sempre stato credibile: le sue presunte contraddizioni, infatti, appaiono tutte nelle interviste televisive, ma mai nelle deposizioni agli atti. Dall’apparenza fredda e distaccata, Antonio forse si è consegnato da solo ad un personaggio impopolare e poco simpatico. Ma gli va dato almeno atto di non aver mai finto platealmente sentimenti che non aveva e semmai di essersi raccontato qual è, il protagonista di un matrimonio al capolinea che andava avanti per affetti e interessi comuni: due ragazzini ancora piccoli e un’attività da portare avanti, quella dell’autoscuola Futura.
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