Sicurezza
Le tante movide che agitano/animano le notti della città
Ecco quali sono i locali, le piazze e le zone più frequentate I flussi cambiano ad ogni stagione e ora escono dal centro
PISA. Ci siamo abituati a chiamarla “movida”, ma sarebbe più corretto dirlo al plurale: “movide”. In città sono tanti i luoghi di ritrovo, i locali; e ognuno richiama una clientela diversa. I flussi della notte, in particolare nel fine settimana, si incrociano nei loro giri, ma talvolta si guardano con distacco.
Piazze Sant’Omobono e Berlina. La mappa della vita notturna è fitta nel centro storico, in prevalenza sul lato di Tramontana rispetto all’Arno e si compone di mode stagionali o di certezze consolidate. Tra le prime, sembra andare molto bene quest’anno il nuovo “L’Amuri”, in piazza Sant’Omobono, frequentato soprattutto dagli studenti. Invece, il pisano verace e anche un po’ più avanti negli anni (ma non tantissimo) ha il suo punto di riferimento nell’Amaltea, in piazza Cairoli (nota come piazza Berlina). Le differenze: uno ritenuto un po’ kitsch e per questo amato dai primi; l’altro più chic, come piace a chi vuole giocare a fare un po’ lo snob. Cos’hanno invece in comune i due bar? La posizione ad angolo e l’enorme superficie vetrata, che permette a chi passa fuori di vedere chi c’è dentro e viceversa.
All around Pisa. Sembra questa la ricetta del successo in città: la trasparenza. Perché uscire significa incontrare gente e il massimo della praticità è beccarne il numero maggiore con lo sforzo minore. Ecco, quindi, che una volta deciso che non ci sono eventi (concerti o simili) che meritano una missione apposita, si esce «a far serata»: il primo atto obbligatorio per chi non vuole restare a casa è il tour delle zone ritenute interessanti; al termine del quale si sceglie dove sedersi ad aspettare che passi qualcuno da salutare e con cui fare due chiacchiere.
Piazze Vettovaglie e Pera. In tutto ciò vanno distinte due tipologie di serata: uscita all’ora dell’aperitivo, che si protrae fino alle 22 (e oltre) e vale come cena; uscita dopo cena per bere qualcosa. Per i ragazzi della prima categoria è importante spendere il giusto e mangiare bene: e si ritorna alla trasparenza. Tanti, nei loro giri, entrano e guardano i vassoi: solo patatine? Si cambia! Risotti, parmigiana, sformati? Possiamo fermarci. Il patto non scritto regge sulla reciproca fiducia: gli esercenti non controllano chi mangia cosa, se ha già pagato una bevuta e così via. Anche perché quando c’è folla è molto difficile. Nel contempo, i clienti non toccano cibo fino a quando non ordinano il cocktail d’aperitivo: passare da “scrocconi” con il gruppo d’amici o (peggio) con gli sconosciuti squalificherebbe la successiva vita sociale. Quando non è il locale a fare la differenza, ci pensa la logistica: piazza delle Vettovaglie e piazza Gambacorti (quest’ultima, nota come piazza della Pera, lato di Mezzogiorno) sono “in” perché vi si affacciano almeno una decina di pub e risto-pizzerie.
Piazza Garibaldi e viuzze interne. Si mangia bene, solo per fare un esempio, anche al Bazeel di piazza Garibaldi dove, però, il pubblico è un po’ più giovane (forse per la presenza del karaoke). I grandi vogliono stare coi grandi e si fanno “condizionare” anche da questi dettagli. Siamo di fronte a ponte di Mezzo, il centro più centro. E qui intorno proliferano una cinquantina di locali in meno di un ettaro. Ci si muove molto da uno all’altro anche in base a quanta gente “fighetta” li frequenta.
Via Mercanti e dintorni. Scelto per la buona birra è l’Orzo Bruno, in via Case dipinte, che serve prodotti artigianali a prezzi abbordabili e (guarda caso) ha tutta la sala vetrata. Ma qui, inspiegabilmente, a una certa ora la musica diventa troppo alta e si chiacchiera con difficoltà. Attorno altri locali di “nicchia”.
Via Mazzini – la Nunziatina. Per i dopo cena, poi, ci sono quelli che fanno la “via crucis” intera (14 tappe) o a metà (solo 7 stazioni) e in ogni fermata bevono qualcosa. Si va avanti fino alle 4 di notte in luoghi semi clandestini: si tratta di circoli privati con insegna poco visibile e serranda abbassata. Senza fare nomi, molto quotato è il quartiere Sant’Antonio.
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