Il Tirreno

Pisa

Muore per un mesotelioma a 46 anni

di Lara Loreti
Muore per un mesotelioma a 46 anni

Lavorava alla Vodafone di Ospedaletto. Il sospetto è che abbia respirato amianto quando vendeva prodotti edili

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LIVORNO. Daniele Bertini aveva 46 anni. Li aveva compiuti lo scorso 17 marzo. Ieri all’alba se n’è andato nel reparto di Cure palliative, lasciando due figlie di 11 e 15 anni. Da 4 anni combatteva contro un mesotelioma, anche noto come tumore dell’amianto. Non aveva lavorato a contatto diretto con la pericolosa sostanza, ma per anni aveva fatto il rappresentante di una ditta di impianti elettrici, girando cantieri navali compreso l’Orlando, e poi aveva lavorato per la Wurth, occupandosi del settore edile. Il sospetto è che abbia respirato fibre di amianto durante la sua attività di vendita. È per questo che la famiglia ha avviato una causa di lavoro rivolgendosi a un legale e a un patronato. Il settore è complesso oltre che delicato. Ma la famiglia è comunque determinata a combattere questa battaglia. «Abbiamo parlato con diversi esperti - dice il cugino Andrea Carlasco - che ci hanno spiegato che i casi di persone che si ammalano di mesotelioma pur non facendo un lavoro riconosciuto a rischio, sono sempre di più. Eppure la normativa su questo punto è lacunosa. La causa di lavoro comunque andrà avanti e sarà il giudice a stabilire se, nel caso di mio cugino, si sia verificato un nesso causale tra la sua morte e l’esposizione all’amianto». La malattia ha un’incubazione molto lunga, di 15-45 anni, e un decorso di 1-2 anni: nel 2020 è previsto un boom di malati.

Daniele Bertini abitava in piazza Mazzini. Da 10 anni lavorava a Pisa, nel negozio della Vodafone di via Scornigiana a Ospedaletto. Era molto stimato sul lavoro. Ma la sua più grande qualità era la determinazione, emersa nella durissima lotta contro la malattia. La prima diagnosi risale al dicembre 2008: poco dopo fu operato alla pleura dal dottor Gianfranco Menconi. Poi, dopo le cure al Cord, di fronte all’aggravarsi della malattia, Bertini si rivolse al centro tumori di Milano per poi fermarsi a Pisa, dove l’ha preso in carica il professor Alfredo Falcone.

«Sono stati quattro anni duri in cui però Daniele s’è sempre messo in gioco - dice il cugino Andrea - sottoponendosi anche alle cure più dure e accettando con coraggio i continui cambi di terapia. L’ultima cura, a base di taxolo, sembrava avesse dato i risultati sperati, liberando il polmone. Ma poi purtroppo la malattia s’è spostata all’addome». E non c’è stato più nulla da fare.

Da ieri Bertini è esposto nella camera mortuaria dell’ospedale, dove in tanti si sono recati a trovarlo tra parenti, amici e colleghi. La gente s’è stretta intorno alle figlie Chiara e Francesca, all’ex moglie Angela e alla madre Anna. Una storia triste quella di Bertini: una decina di anni fa aveva perso il padre Mario, ucciso da un tumore, mentre nel 1978 era morto il fratello Alessandro, travolto da un camion alla rotonda dell’Ardenza il giorno del suo 18esimo compleanno. Oggi alle 15 ci sarà il funerale alla camera mortuaria in viale Alfieri, a cura del servizio funebre della Svs, seguito poi dalla cremazione ai Lupi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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