Il dolore
Sara aveva cercato di lasciare Antonio
Caso Ragusa, si indaga sulle e-mail inviate dal marito all’amante e cancellate il giorno dopo la scomparsa di Roberta
GELLO DI SAN GIULIANO TERME. Man mano che il tempo passa trapelano sempre più particolari sul giallo che ruota intorno alla scomparsa di Roberta Ragusa, l’imprenditrice svanita nel nulla la notte del 13 gennaio scorso. Sabato sera, quando smontò e gettò nella spazzatura i cellulari clandestini con cui lui e la sua amante comunicavano, Antonio Logli, 48 anni, il marito di Roberta, si mise al computer a cancellare tutte le mail che potevano raccontare della relazione che da lunghi anni lo legava a Sara Calzolaio e che ora gli esperti informatici al lavoro sui pc stanno cercando di recuperare. Ventotto anni, prima baby sitter dei figli della coppia, Daniele e Alessia, poi segretaria dell’autoscuola Futura, che Roberta gestiva col suocero Valdemaro, Sara di fatto sarebbe stata legata di nascosto ad Antonio da ben sette anni, sette anni durante i quali c’erano stati tanti ripensamenti e tante crisi.
L’ultima, clamorosa, risalirebbe ad un periodo compreso fra novembre e dicembre scorso, tanto da portare la ragazza a scrivere su Facebook, agli amici che la sollecitano a farsi vedere: «È un brutto momento, devo imparare a prendere la vita con più tranquillità».
Sara voleva lasciare Antonio, avrebbe voluto chiudere una storia senza sbocchi che lasciava tutti con l’amaro in bocca, lei e lui in primis, e Roberta dopo, che se avesse scoperto tutto avrebbe capito di essere stata tradita due volte, dal marito e dall’amica cara, la persona in cui riponeva maggiore fiducia, tanto da aprirle le porte della propria casa, da portarla in vacanza con sé e da affidarle il bene più prezioso, i suoi bambini. Sara però, ha raccontato, era troppo invaghita di Antonio per riuscire a portare a termine il suo proposito e alla fine tutto sarebbe tornato come prima. Quel sabato mattina, quando nella casa di Gello di Roberta non c’era più traccia, Antonio l’aveva cercata per ore dai suoi, poi in paese, poi dai parenti, perfino al cimitero, sulla tomba dei genitori, su suggerimento di un’amica. E all’una si era rivolto ai carabinieri denunciandone la scomparsa e sperando in una fuga, avvenuta in un momento di turbamento e di cui conosceva bene i motivi. Poi aveva cercato di nascondere ogni traccia della sua storia cancellando le mail e gettando i telefoni. «Non volevo far soffrire i miei», si era giustificato dopo.
Ma non aveva fatto i conti con Sara, che, nonostante i vent’anni meno di lui, aveva avuto più coraggio e più giudizio e da sola era andata in procura a vuotare il sacco su loro e sui cellulari. «Stiamo insieme», aveva detto.
Particolari di una storia fotocopia di migliaia di altre, che vengono fuori a poco a poco, ma che finiscono per delineare un quadro terribile capace di consegnare alla verità un unico sbocco: Roberta quella sera ha avuto la conferma di qualcosa che per difesa non aveva voluto vedere. Ed è stata la fine per tutti.
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