Proteste
PREVENZIONE: SOLIDARIETÀ AGLI OPERATORI
Vivere o morire di lavoro. Improbabile iniziare questo articolo senza che il pensiero vada a Emilio Virgili, il ristoratore pisano morto durante un controllo della Asl il 13 aprile scorso, e alla sua...
Vivere o morire di lavoro. Improbabile iniziare questo articolo senza che il pensiero vada a Emilio Virgili, il ristoratore pisano morto durante un controllo della Asl il 13 aprile scorso, e alla sua famiglia alla quale esprimiamo il più sentito cordoglio.
Passati alcuni giorni dalla disgrazia sentiamo la necessità di scrivere queste poche righe, non tanto nel merito degli accadimenti, sui quali la magistratura farà chiarezza, quanto sul clima che l’evento ha generato. Quattro anni fa scrivevamo per l’infortunio collettivo avvenuto nella notte tra il 5 e il 6 dicembre 2007 nello stabilimento di Torino delle Acciaierie ThyssenKrupp e la condizione dell’opinione pubblica era diametralmente opposta. Erano morti dei lavoratori e tutti si erano scagliati contro gli operatori dei servizio di prevenzione e sicurezza sui luoghi di lavoro accusandoli di non fare adeguatamente e in maniera incisiva il proprio lavoro.
Oggi simili attacchi sono stati mossi perché gli operatori dei servizi di prevenzione e sicurezza sui luoghi di lavoro, in un momento in cui la crisi causa sicuramente grandi difficoltà alle imprese, sono visti come burocrati vessatori, arroganti, privi di elasticità mentale. Ci lasciano storditi le prese di posizione ad esempio di Confcommercio che evidenzia un clima di grande ostilità nei confronti degli imprenditori con controlli molto simili ad uno stato di polizia o del Pdl di Pisa che vede uno stato esattore che fa continui martiri.
Crediamo quindi che sia necessario, in questa tragica vicenda, esprimere la nostra solidarietà agli operatori, a quelli direttamente coinvolti, e a tutti quelli che devono continuare tutti i giorni a fare il proprio lavoro per garantire la salute e la sicurezza dei lavoratori e dei cittadini. Non dobbiamo dimenticarci dell’importanza di questa attività che viene svolta, oggi più che mai, in condizioni cariche di tensione e con grandi responsabilità sulle spalle degli operatori (anche loro sono lavoratori). Gli si chiede di essere incisivi e puntuali perché altrimenti ci si fa male o si muore sul lavoro e comprensivi (cioè di chiudere un occhio) perché oggi la crisi morde. Gli si chiede di essere professionalmente preparati (a 360 gradi, praticamente dei tuttologi) e di disporre di capacità relazionali adeguate a tutte le situazioni. Gli si chiede di rispondere delle eventuali omissioni in caso di infortunio o di malattia professionale e degli eventuali eccessi di pignoleria visti come abusi di potere.
Ci sentiamo di dover spezzare una lancia anche a favore dei numerosi imprenditori, datori di lavoro, dirigenti, preposti per la sicurezza che cercano di attuare coscientemente le misure di salute e sicurezza nelle proprie realtà produttive, e che si devono destreggiare oramai, in una giungla di norme. La prevenzione sui luoghi di lavoro, al di fuori della retorica, richiede un salto culturale in avanti che, ad oggi in Italia, o non vogliamo o non siamo veramente capaci di fare. Inoltre, al di là di facili semplificazioni, rappresenta un costo immediato per le aziende e non è facile trovare datori di lavoro immuni dal lamentare ciò. Indiscutibilmente il guadagno lo si evidenzia nel medio lungo periodo per la società nel suo complesso: diminuzione di infortuni e malattie professionali. E allora che cosa facciamo? Chiediamo agli operatori dei servizi di prevenzione e sicurezza di muoversi per accontentare tutti (aziende, imprenditori, lavoratori, sindacati, specialisti della prevenzione, consulenti, agenzie formative, pubbliche amministrazioni, enti di vigilanza, magistratura, ecc.). Il problema, molto grave, è che soddisfare tutti è purtroppo inconciliabile con la salute e la sicurezza sul lavoro.
Funzione Pubblica Cgil Pisa
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google