Il dolore
Cemento nel convento di Nicosia
Proteste per il degrado che negli anni ha portato alla rovina dei locali interni del monastero
CALCI. Nonostante qualche segnale di speranza, acceso dalle istituzioni, Nicosia continua a precipitare in uno stato di avvilente degrado. Purtroppo si registrano note stonate anche nei locali all’interno. Così finisce per perdere i propri connotati originari questo celebre monastero, parte integrante del complesso architettonico, carico di storia ed epicentro, attraverso i secoli, di eventi straordinari. Alcuni cittadini, convinti ambientalisti, guidati da Marco Magagnini, protestano vivamente. Il discorso riguarda principalmente le stanze della foresteria, divenute nel dopoguerra civili abitazioni e luoghi di accoglienza in estate per bambini meno fortunati delle colonie. «Mentre al privato - dice Magagnini - non di rado viene contestata una finestra più larga o un muretto più alto di pochi centimetri, per le strutture pubbliche si chiudono gli occhi consentendo tutto: anche interventi senza senso. Se si pensa che, anziché travi di legno e materiali in carattere con l’ambiente, si è impiegato cemento con calcestruzzo. Insomma materiale estraneo, di dubbio gusto, che non sta né in cielo, né in terrà. Un autentico schiaffo al buonsenso.
Tra l’altro - conclude Magagnini - questo è uno scempio perché è venuto meno il rispetto dell’intera struttura architettonica, piena di significati per credenti e laici. È avvenuto nel recente passato, non oggi, però si vorrebbe rimediare in qualche modo». Fra l’altro è anche un brutto biglietto da visita anche per chi arriva da fuori, richiamato dalle bellezze naturali e artistiche della valle Graziosa. Nicosia non è e non può essere un edificio anonimo che passa inosservato.
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