Il Tirreno

Pisa

Primi corsi in inglese all’università

di Gianluca Campanella
Primi corsi in inglese all’università

Sette nuovi percorsi di laurea magistrale a Economia e Ingegneria, ma gli esami si potranno dare anche in italiano

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PISA. Sette nuovi corsi di laurea magistrale (la seconda parte del cosiddetto “3 + 2”) interamente in lingua inglese, da attivare entro il prossimo quinquennio all’Università di Pisa per favorire l’internazionalizzazione. Sembra lontanissimo nel tempo, ma è già domani, perché il progetto è così vasto che per realizzarlo tutto dovrà mostrare presto i primi frutti. Il menu, infatti, comprende anche l’istituzione di “semestri internazionali” che offrano agli studenti Erasmus e di scambio un ampio ventaglio di insegnamenti in inglese; inoltre una serie di “summer schools” internazionali che attirino a Pisa docenti e studenti da tutte le parti del mondo. A queste iniziative ne seguiranno altre dedicate ai dottorati, ai diplomi congiunti con altre università straniere e ad altri programmi di specializzazione.

Le lauree. Sono sette i corsi che è stato già previsto di attivare: Economics, Computer science and networking, Embedded computing systems, Aerospace engineering, Computer science, Business informatics, Computer engineering. Sono divisi tra Ingegneria ed Economia e i primi tre saranno gestiti in collaborazione con la Scuola Superiore Sant’Anna. Intraprendere la strada della didattica in inglese non significa peraltro rinunciare all’italiano come lingua di insegnamento, che resterà sempre il perno dei corsi di laurea triennali. E sull’offerta specialistica (le lauree magistrali), l’intento è di realizzare una didattica «tanto ampia da soddisfare tutte le esigenze formative», spiega Alessandra Guidi, prorettore all'internazionalizzazione. Anzi, «vi sono aree geografiche strategiche per l’Università di Pisa, come l’America Latina, i cui giovani sono più interessati all’italiano che all’inglese».

Lo scopo. L’offerta di insegnamenti in inglese si propone due obiettivi: attrarre verso l’ateneo un numero crescente di studenti internazionali, ma anche di soddisfare le esigenze formative di quegli studenti italiani che intendono proseguire i propri studi in un ambiente internazionale, oppure aspirano a lavorare in istituzioni internazionali e in imprese che commerciano con l’estero. Seguendo questi corsi, gli studenti pisani potranno acquisire sia le conoscenze che i linguaggi specialistici necessari per entrare in un mondo del lavoro sempre più globale e multiculturale. Il vantaggio è di approfondire la conoscenza della lingua inglese, requisito determinante per un buon curriculum lavorativo; ma, se necessario, lo studente ha la garanzia di essere ricevuto dal docente o di sostenere gli esami in italiano.

Le altre iniziative. Il programma di internazionalizzazione favorirà anche l’attrazione di studenti Erasmus e di quelli delle università extra-europee con cui l’ateneo ha stretto accordi di scambio. Sarà sostenuto da una campagna di promozione già in atto in molti Paesi, al fine di creare un ambiente più internazionale possibile e rapporti di scambio stabili sia a livello della didattica che della ricerca.

La polemica. Il primo ad annunciare corsi in inglese è stato il Politecnico di Torino poco più di un mese fa. Da allora i contrari hanno lanciato la polemica. La Federazione esperantista italiana, in una nota inviata al “Tirreno”, denuncia che «con il pretesto di attirare studenti stranieri, si impone agli italiani di rinunciare alla loro lingua a favore di quella della potenza al momento dominante».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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