Attenzione
Si chiama internet la dipendenza dei nostri tempi
Le psichiatre Dell’Osso e Marazziti: la continua navigazione sul web può rientrare tra i disturbi ossessivi-compulsivi
PISA. Aiuto: siamo sempre più dipendenti. E da un sacco di cose. L’Oms, organizzazione mondiale della sanità, mette in relazione la dipendenza patologica con l’assunzione di sostanze psicotrope e tossiche, e lo stesso fa il Dsm, diagnostic and statistical manual of mental disorders o manuale dei disturbi mentali. Ma la nozione di dipendenza viene sempre più utilizzata anche per inquadrare sindromi particolari in cui c’è assuefazione pur senza assunzione di sostanze: si tratta di quelle che gli psichiatri chiamano nuove dipendenze, come il gioco d’azzardo, lo shopping compulsivo, l’esser schiavi del lavoro (si parla di workalcolism) o di internet, del sesso o delle relazione affettive. Poi ce n’è un’ultimissima, la fissa del mangiar sano, o ortoressia, che secondo alcuni specialisti sta sfiorando aspetti maniacali che possono rivelarsi dannosi.
Del «male» di internet e dei cosidetti nerd, particolarmente sentito in una capitale del web come Pisa, parliamo con la professoressa Liliana Dell’Osso, direttore dell’unità operativa 1 di psichiatria dell’Azienda ospedaliero-universitaria pisana, e con la professoressa Antonella Marazziti, dirigente medico della clinica psichiatrica.
La sindrome dei tempi si chiama internet addiction disorder. Professoressa Dell’Osso, se si parla di disorder si parla di malattia...
«Non è sbagliato. Nel 1995 lo psichiatra Ivan Goldberg provocatoriamente ne propose l’introduzione proprio nel Dsm come nuova sindrome. Oggi l’esistenza del disturbo non è più in dubbio e si diagnostica con un test specifico (ndr: quello che pubblichiamo in questa pagina), positivo se l’intervistato risponde si ad almeno cinque domande».
Si tratta di un disturbo ossessivo-compulsivo?
«Si. La dipendenza dalla rete fa parte dei disturbi del controllo degli impulsi e presenta molte similitudini con altri tipi di dipendenze, come appunto il gioco d’azzardo patologico, il compulsive shopping, ed anche con i veri e propri abusi di sostanze».
Professoressa Marazziti, ci sono altri sintomi da prendere in considerazione?
«Altre manifestazioni non specifiche, e perciò più subdole, possono essere l’alterazioni del ritmo sonno-veglia, la stanchezza cronica (in genere si preferiscono collegamenti notturni), una ridotta efficienza del sistema immunitario, alterazioni dell’appetito, poca cura di sé, mal di testa, disturbi della vista, problemi ortopedici, dal mal di schiena alla sindrome del tunnel carpale dovuta all’uso continuo del mouse. Qualcuno, se c’è predisposizione, può addirittura avere vere e proprie crisi epilettiche dovute all’incessante stimolazione visiva».
Professoressa Dell’Osso, la dipendenza da internet a volte si associa con altre?
«È così. Per esempio il gioco d’azzardo via rete, oppure quella che può considerarsi una sorta di variante, la cosiddetta “cyber-relation addiction”.
Cioè?
«La tendenza a instaurare rapporti d’amicizia o amorosi con persone “conosciute” on-line, principalmente via chat, forum o social networks. È una forma di relazione in cui gioca un ruolo fondamentale l’anonimato, che permette anche di attribuirsi specifiche fisiche e caratteriali spesso distanti da quelle reali».
Più belli, più bravi e più buoni, magari perdendo il senso della realtà?
«Già. Le relazioni virtuali possono diventare nel tempo più importanti delle reali portando a un progressivo isolamento, vivendo in un mondo parallelo, popolato da persone idealizzate e in cui la comunicazione, simbolizzata, avviene attraverso quella forma linguistica, grammaticale e visiva del tutto speciale, chiamata ‘irachese’, dalla sigla irc (internet relay chat) con emoticons e smiles».
Professoressa Marazziti, ma di internet ci si ammala o si è già predisposti ad ammalarsi?
«Ci sono due tipi di internet-addicted: chi ha già manifestato altri disturbi psicologici prima (come quelli dell’umore, d’ansia, della condotta alimentare, del controllo degli impulsi, ma anche disturbi di personalità fino a veri e propri quadri psicotici), e chi non ha mai presentato, almeno apparentemente, psicopatologie. Nel primo caso, aver già sofferto di altri disturbi facilita ogni tipo di assuefazione, dalla droga all’alcool, al gioco d’azzardo, al sesso, al web: in altre parole, si diventa dipendenti da un certo tipo di stimolazione esterna. Nel secondo caso, invece, sono i primi contatti con la “sostanza” (la rete) ad accendere il bisogno, il quale successivamente si alimenterà, si automanterrà e si intensificherà ad ogni successiva “assunzione”, cioè ad ogni collegamento».
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