Gioco
Bar e ristoranti aperti gli altri hanno fatto festa
Aperture a macchia di leopardo in centro, abbigliamento quasi tutto chiuso Saracinesche su da Pam, Esselunga e Mediaworld, giù nei piccoli negozi
PISA. Il decreto Salva Italia ha salvato le grandi catene ma i piccoli commercianti hanno abbassato le saracinesche. L'apertura dei negozi concessa per il 25 aprile e per il 1° maggio dal decreto del Governo Monti non ha sortito l'effetto che ci si immaginava anche se bar e ristoranti erano ieri quasi tutti aperti. Il 90% dei piccoli esercizi commerciali è rimasto chiuso. Non si può certo dire che questi commercianti abbiano chiuso per simpatizzare o aderire allo sciopero indetto dalla Cgil per i dipendenti nel settore del commercio. Anche perché molti negozianti, hanno deciso di aprire dalle 16 alle 20. In Corso Italia ieri erano aperti tutti i negozi che facevano capo a qualche grande catena compresa la storica Feltrinelli. Stessa cosa per le catene presenti in Borgo Stretto e per i bar, molto frequentati dai turisti. «A causa della bella giornata - dicono dalla Confcommercio - è alquanto probabile che quei negozianti indecisi sull'aprire o meno abbiano deciso di tenere chiuso perché molti pisani hanno fatto la classica gita fuori porta». E l'Agrifiera a Pontasserchio, complice la prima vera bella giornata primaverile, era piena di visitatori. Proprio la forte incertezza sulla chiusura o meno dei negozi che è circolata negli ultimi due giorni tra i vari commercianti, non ha giovato a nessuno. Anche chi voleva venire in città magari per fare shopping alla fine è rimasto a casa onde evitare di trovarsi la saracinesca abbassata preferendo la certezza dell'apertura del Parco di San Rossore. Tornando al centro storico, in via San Francesco, ad esempio, i negozi erano quasi tutti sprangati. In Piazza delle Vettovaglie i banchi di frutta e verdura, compresi quelli gestiti da cittadini immigrati, erano tutti chiusi mentre era aperta la panetteria Argentina. La Pam di via Pascoli e l’Esselunga di Cisanello, come già annunciato, erano rigorosamente aperte come per una normale giornata di lavoro. Proprio normale, no, perché a Fornacette c'è stato un presidio a supporto dello sciopero indetto dalla Cgil-Filcams. Strategia opposta, quella adottata dai punti Coop che sono rimasti chiusi. Paolo Bertini, responsabile relazioni esterne Unicoop Tirreno dice: «La maggior parte dei supermercati è aperta? Non ci interessa, le scelte a volte, hanno un costo e noi non scegliamo solo sulla base della convenienza». Il negozio di elettronica Mediaworld di via Matteucci a Cisanello era aperto con orario continuato dalle 9 alle 20. I ristoranti erano quasi tutti aperti. Questa situazione di grave incertezza su chiusura sì o no, si ripeterà anche per il Primo Maggio. «Ci sono state aperture o chiusure un po' a macchia di leopardo - dicono dalla Confesercenti - con negozianti che hanno deciso di lavorare o meno solo all'ultimo». La libertà sugli orari e sui giorni di chiusura concessa dal decreto Salva Italia sembra sia stata, al momento, un boomerang che si ritorce proprio sulla categoria che doveva beneficiarne. Ma a subire tutta questa incertezza, ci sono anche i consumatori già alquanto frastornati dall'aumento dei prezzi e dalla diminuzione delle buste paga.
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