Il Tirreno

Pisa

Medaglia al valore a San Giuliano per non dimenticare

di Pierluigi Ara
Medaglia al valore a San Giuliano per non dimenticare

La strage della Romagna aprì la scia di sangue in Toscana Il procuratore militare: noi continuiamo a indagare

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SAN GIULIANO. Nella ricorrenza della Liberazione, la strage della Romagna, perpetrata dai nazisti, assume un significato particolare. Nell’occasione è arrivato Marco De Paolis, procuratore militare di Roma che, nella sala del consiglio comunale, ha incontrato i rappresentanti delle istituzioni, i parenti delle vittime e i loro legali, i cittadini.

De Paolis ha illustrato gli esiti delle indagini e del processo contro i responsabili dell’efferato eccidio sul monte sopra Molina di Quosa. Intanto c’è una notizia che merita considerazione e riguarda proprio il Comune termale: una medaglia al valore civile alla memoria sarà consegnata alla comunità sangiulianese; è in corso l’iter burocratico previsto dalla legge, che richiede una relazione redatta da uno storico, nello specifico Stefano Gallo, attraverso la prefettura di Pisa l’inoltro all’istituto della Resistenza. Presenti nell’aula consiliare Giancarlo Lunardi, sindaco di Vecchiano, l’assessore provinciale Gabriele Santoni, l’assessore comunale Fabiano Martinelli, che ha la delega all’identità e alla memoria storica. Introdotto da Paolo Panattoni, ha preso la parola Paolo Pezzino, professore ordinario di storia contemporanea all’università di Pisa, il quale ha centrato il suo intervento su quanto accaduto alla Romagna dove i soldati tedeschi di leva, di 17, 18 e 19 anni, erano agli ordini di ufficiali e sottufficiali spietati. È cominciata qui la lunga scia di sangue, che ha investito a più riprese la Toscana (si pensi a Sant’Anna di Stazzema) e successivamente l’Emilia e non può essere dimenticata Marzabotto. La provincia di Pisa ha visto oltre 20 episodi di barbarie. La guerra a civili inermi rappresenta il più doloroso dei capitoli del conflitto mondiale.

Tra le vittime della Romagna. una donna, Licia Rosati, la quale si poneva con tutte le persone che incontrava con il suo sorriso solare, con generosità e fierezza. Come ha scritto il nipote, Faliero «Essendo credente pregava il cielo per la pace in terra». Fu trucidata nel fiore degli anni. A lei è intitolata la elementare di Asciano: ad ascoltare il sindaco Panattoni (e li ha ringraziati anche per il percorso attraverso la memoria) c’erano tra gli altri gli alunni della scuola.

Grande interesse per le parole del procuratore militare, che ha spiegato le non poche difficoltà per assicurare alla giustizia i responsabili della strage. «Deboli le speranze di trovare in vita i colpevoli. Esiste una questione anagrafica. Difficile che siano sopravvissuti. È giusto comunque tenere aperta la porta delle indagini. Complicate le ricerche. Gli accertamenti in ogni caso proseguono e sono ancora in corso nell’obiettivo di fare piena luce. Già un risultato tenere acceso il faro della memoria».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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