Sicurezza
Condannato a 5 anni per aver massacrato di botte la sua ex
Torna in carcere un tunisino per maltrattamenti e lesioni alla compagna: il tutto avveniva davanti ai figli
PISA. Condannato a cinque anni per aver massacrato di botte la compagna che voleva separarsi da lui ed aveva chiesto l’affidamento esclusivo dei figli, una bambina di sette anni ed un maschietto di cinque. Non voleva farli vivere - aveva raccontato la ragazza, una operaia ucraina - nel terrore. Lui l’avrebbe tormentata per mesi, terrorizzandola di notte e minacciandola di bruciarle il viso con l’acido. Dopo era passato all’azione distruggendole il viso a pugni, tanto che la giovane donna era rimasta ricoverata a lungo in ospedale: i medici l’avevano giudicata guaribile in tre mesi.
La storia è stata rievocata in tribunale durante un’udienza preliminare davanti al gup Giulio Cesare Cipolletta e al pm Giovanni Porpora. Ques’ultimo ha chiesto per l’uomo, il tunisino Jamel Mourad, 43 anni, la condanna a sei anni di carcere; il gup, che aveva accordato il rito abbreviato, gliene ha inflitto cinque per maltrattamenti e lesioni gravi e lo ha rimandato in carcere. L’uomo, clandestino e senza lavoro, era difeso dall’avvocato Brunella Crecchi. La moglie, che ha 26 anni, si è costituita parte civile assistita dall’avvocato Massima Baldocchi.
I fatti risalgono al 2011 e sono accaduti a Cascine di Buti. Secondo l’accusa - l’inchiesta era stata diretta dal pm Sisto Restuccia - la scorsa primavera, la giovane ucraina, stanca di maltrattamenti e violenze che andavano avanti da tempo e a cui avevano assistito spesso, terrorizzati, i due bambini, si era rivolta ad un legale chiedendo l’affidamento esclusivo dei bambini. La giovane, dipendente di un’azienda della zona che purtroppo ha chiuso i battenti a Natale scorso lasciandola quindi anche senza lavoro, era sconvolta dal menage familiare e dalle continue violenze che si scatenavano soprattutto di notte. La goccia che aveva fatto traboccare il vaso sarebbe stata un’intera notte passata in balìa del compagno che la minacciava di sfigurarla con l’acido, fatto che è oggetto di un altro procedimento che è in corso: da qui la decisione di interrompere per sempre quella relazione, cosa che lui, nelle sue incursioni in casa, da cui spariva spesso senza dare notizie di sé e senza pensare ai bisogni dei figli o della donna, non aveva accettato in nessun modo. Saputo della richiesta della compagna, il 4 ottobre era scattato, sempre di notte, il feroce pestaggio e la semidistruzione della povera casa. La ragazza era finita in ospedale per un trauma cranico facciale con fratture multiple: aveva un’orbita e un zigomo rotti e lesioni alle retine. In seguito alle botte ha anche perso quasi due diottrie a tutti e due gli occhi.
In seguito all’episodio l’uomo finì in carcere, ma poco prima di Natale ottenne gli arresti domiciliari a casa di un fratello, in provincia di Como. Non avrebbe perso neanche quell’occasione: mentre viaggiava per il nord, scese alla stazione di Pontedera e telefonò alla ex per chiedere di parlarle e di vedere i piccoli. La ragazza negò e il suo legale denunciò i fatti anche sulla stampa. A marzo Mourad, evadendo dai domiciliari, si presentò di notte a casa della ragazza urlando, ma fu arrestato dai carabinieri giunti in soccorso della famiglia. Ora lo attende il processo in cui deve rispondere delle minacce di sfigurare la compagna.
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