Il Tirreno

Pisa

L'eterna lotta tra paesaggio e cemento

Paesaggio contro cemento. Si sono infittite a Pisa e in Toscana (ma non solo) le iniziative e gli incontri culturali, politici e istituzionali in difesa del paesaggio contro il cemento che “si mangia...

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Paesaggio contro cemento.

Si sono infittite a Pisa e in Toscana (ma non solo) le iniziative e gli incontri culturali, politici e istituzionali in difesa del paesaggio contro il cemento che “si mangia l’Italia”.

Vedi il recente Comitato in difesa del paesaggio istituito a Marina di Pisa.

In Sapienza ne ha parlato nei giorni scorsi, intervistato dal giornalista Gian Antonio Stella, l’ex direttore della Normale, professor Salvatore Settis, che alle crescenti malefatte ambientali ha dedicato un libro.

E vorrei partire proprio da una sua affermazione e cioè che «con la manutenzione non si vincono le elezioni». Da qui appunto anche la scelta dei Comuni - tante volte duramente rimproverata anche da Settis - di far cassa con gli oneri di urbanizzazione a danno del paesaggio e di politiche che non guardano oltre le scadenze elettorali.

Settis - ma con lui pure Alberto Asor Rosa e altri - attribuiscono gran parte della responsabilità per questo pericoloso andazzo alla Regione Toscana, troppo di manica larga nei confronti dei Comuni sempre meno affidabili.

Siccome di questo aspetto si è discusso recentemente a Reform anche con l’assessore regionale Marson, vorrei tornare sull’argomento per ricordare che se a Pisa abbiamo da trent’anni un importantissimo parco regionale che è nato all’insegna innanzitutto della difesa del paesaggio e della natura, è merito di chi seppe andare controcorrente come ha saputo fare di nuovo – e non a caso - il Comune di Vecchiano.

Comune che ha saputo dire no all’Ikea – andando, appunto, ancora una volta controcorrente - il cui progetto non si sposava con quelle esigenze di tutela ambientale del territorio a cui l’amministrazione di Vecchiano si è sempre ispirata.

Le generalizzazioni finiscono dunque per rendere tutti i gatti bigi impedendo o rendendo comunque più difficile raccapezzarsi su cosa bisogna fare a sostegno delle leggi come chiede Settis. Leggi che anche sul paesaggio hanno introdotto recentemente norme che sicuramente non aiutano la sacrosanta battaglia per salvarci dal cemento. Se riuscimmo a portare a casa molti anni fa quel che ho ricordato, è anche perché il parco seppe dotarsi, con Cervellati, di un piano che riguardò non solo la natura, ma anche il paesaggio come poi avrebbe sanzionato anche la legge quadro sui parchi del 1991. Da qualche anno questa norma è stata penalizzata dal Nuovo Codice dei Beni Culturali che ha tolto ai Parchi il paesaggio, così ora - anzichè due piani - se ne dovranno fare addirittura tre. Lo si è fatto per dire che il piano del paesaggio è sovraordinato ai piani di settore, solo che i piani dei parchi sono a loro volta sovraordinati e non di settore e a questi non sono in alcun modo equiparabili.

Ecco perché in Toscana (ma vale anche per le altre regioni) oggi la partita sul paesaggio e sull’ambiente non si gioca unicamente su un diverso equilibrio tra Regione e Comuni, ma anche sulla ridefinizione di quella “filiera” istituzionale in grado di gestire politiche di programmazione regionale che il Piano di indirizzo territoriale ha ingarbugliato anziché rilanciato. Uno strumento, quindi, da rivedere profondamente come è stato già indicato da un documento della facoltà di Architettura di Firenze a cui dovrebbe finalmente concorrere anche la nuova legge regionale sulle aree protette che da troppo tempo non riesce a trovare la strada di casa.

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