Attenzione
Le emergenze sono la mia missione
«Ogni anno 70.000 morti improvvise, come se cadesse un aereo al giorno. Ma fanno notizia solo con Morosini»
PISA. E' uno dei pionieri italiani dei defibrillatori. Aveva lanciato una campagna nazionale per l'installazione nei luoghi pubblici di questo apparecchio salvavita diversi anni fa, quando la sensibilità in Italia al problema era vicina alla zero (nel nostro paese sono circa 70mila l'anno le cosiddette "morti improvvise" e almeno alcune migliaia di esse potrebbero essere evitate se vi fossero i defibrillatori a disposizione entro alcuni minuti da quando il cuore si ferma). Maurizio Cecchini, cardiologo, 56 anni (la madre, Fausta Giani, è stata il primo sindaco donna di Pisa alla fine degli anni Sessanta e la prima presidente donna della Provincia agli inizi degli anni Ottanta) è una sorta di innovatore della medicina d'urgenza se è vero, come è vero, che oltre a far installare cinque anni fa il primo defibrillatore pubblico in Italia (nella piazza principale di Calci, il paese dove vive), è stato il primo in Europa nel 1985 a mettere su il primo servizio di ambulanza _ alla Pubblica Assistenza di Pisa _ con il cardiologo a bordo 24 ore su 24.
Dottor Cecchini, oggi è facile parlare dei defibrillatori, con tutto quello che sta accadendo e dopo la tragica morte dello sfortunato giocatore del Livorno Morosini.
«Purtroppo è stata colpevolmente trascurata per decenni la Medicina d'urgenza, quasi dimenticata anche dall'Università. Il Pronto soccorso ospedaliero è stato considerato il "refugium peccatorum " di medici e infermieri. Invece è proprio qui, dove si trattano grandi emergenze, che si possono, anzi che si devono istruire i futuri medici ed è qui che l'Università dovrebbe essere presente con i propri docenti e studenti».
Lei è un promotore da decenni di una mentalità di servizio.
«Sì, quella che dovrebbe rendere più orgogliosi coloro che lavorano all'interno delle strutture ospedaliere, in modo da valorizzare le competenze, indifferentemente dalla tessera politica o peggio dalla affiliazione alle lobby. Essere valutati insomma per quello che si è, per le cose che si è capaci di fare, come avviene in gran parte dei paesi europei».
La solidarietà è sempre stata la sua missione.
«La cura del malato e l'organizzazione non si fanno con le parole o con i "percorsi". Si fanno con il sapere, con lo studio e la ricerca. In questi anni ho tenuto corsi a centinaia di volontari e sono convinto di essermi arricchito molto dalla loro tenacia e passione. Il mio carattere poi mi ha fatto impegnare in cose complesse delle quali vado orgoglioso: come la campagna nella diffusione di defibrillatori automatici pubblici sul territorio. Di questa campagna non è stata tanto la fatica organizzativa a pesarmi, quanto muovermi contro un muro di gomma costituito dalla diffidenza e dall'inedia di tanti colleghi e addetti ai lavori. Se da una parte ho trovato ascolto e aiuti generosi da parte della gente comune (pensiamo alla colletta degli ultrà del Pisa calcio che si sono autofinanziati per l'acquisto di un defibrillatore automatico pubblico all'Arena Garibaldi), dall'altra mi ha colpito il totale silenzio di coloro che sono preposti alla prevenzione e alla salute pubblica. Eppure è disattesa una legge dello Stato, del novembre 2011, che ha stanziato 8 milioni di euro e che prevede l'installazione dei defibrillatori in discoteche, stadi, aeroporti, nei luoghi dove si svolgono attività sportive e così via. Invece non si è fatto quasi niente».
Pisa è però in controtendenza e rappresenta un caso nazionale di efficienza.
«In città e in provincia ne abbiamo installati 53: siamo i primi in Italia per numero di defibrillatori pubblici e, considerata la popolazione, i primi al mondo. Tanto che ho aperto un sito www.cecchinicuore.org dedicato a coloro che a diversi livelli e competenze, con il loro entusiasmo e dedizione, mi dimostrano che migliorare il nostro sistema di emergenza si può».
Ci illustri alcuni episodi nei quali il suo intervento diretto è stato decisivo.
«Il primo mi capitò l'11 dicembre 1989. Intervenni a Mezzana nel corso di un incidente stradale che vide coinvolto un ragazzino, gravemente ferito e che presentava un arresto cardiaco. Riuscii a intubarlo e a salvarlo. Un'altra volta 15 anni fa. Mi chiamò un uomo di Calci che stava poco bene. Quando arrivai era in gravissime condizioni per una fibrillazione ventricolare. Lo massaggiai per 20 minuti e lo salvai».
Lei ha detto che le cosiddette morti improvvise in Italia sono 70mila, quindi circa 200 al giorno. Eppure questa non è considerata una emergenza nazionale.
«E' proprio così. E' come se cadesse un aereo ogni giorno. Eppure quella delle morti improvvise non fa notizia, semplicemente perché le vittime sono una qua e una là, sparse per l'Italia. I defibrillatori si scoprono oggi con una grandissima risonanza sui media solo per le ultime tragiche morti di Bovolenta e Morosini. Presto tutti se ne dimenticheranno. E c'è un motivo: noi italiani siamo purtroppo fatalisti, non allacciamo le cinture e non mettiamo il casco e ci scordiamo anche dei defibrillatori».
Che per fortuna però, oltre che in tutti gli stadi, stanno entrando per la prima volta nelle scuole.
«La media De Andrè di Cascina sarà la prima in Italia a installarlo. Farò il corso a tutto il personale su come utilizzarlo, sempre rigorosamente gratuito. Non mi fermo qui: andrò avanti con la mia campagna in tutta Italia».
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