La rivolta dei politici Il consiglio contro i «finti intellettuali»
Piazza Cavalieri, Bani e Scaramuzzino guidano l’attacco La questione del simbolo? «Montatura, perdita di tempo»
PISA. Ai tempi del governo tecnico nazionale, lo strappo consumato giovedì sera in consiglio comunale si potrebbe quasi leggere come una “rivolta” della politica. Ma sulla pavimentazione di piazza dei Cavalieri, i rappresentanti delle istituzioni cittadine hanno lanciato un durissimo grido di condanna contro la Soprintendenza e contro gli intellettuali di Pisa: «Non ci fate perdere più tempo. Non ci saranno simboli al centro della piazza, ma ora lasciateci lavorare».
L’origine del caso. La vicenda nasce dai lavori in corso in piazza dei Cavalieri, cominciati nell’autunno scorso: si sta lastricando la sede stradale con una geometria a otto spicchi. Al centro c’è un tondo di 90 centimetri di diametro su cui il progetto originario prevedeva di disegnare una piantina stilizzata del centro storico, con il lasciapassare della Soprintendenza. Interpellato sulla questione, due mesi fa il consiglio comunale aveva suggerito la croce di Santo Stefano, quale simbolo più rappresentativo. La piazza, infatti, è intitolata proprio a quell’ordine.
La seduta di giovedì. In sala Regia, giovedì sera, l’assessore ai lavori pubblici Andrea Serfogli, ha affrontato il tema: dopo tanti pareri dati a voce, ora «c’è un documento scritto della Soprintendenza; si chiede che il tondo sia “privo di segni riconoscibili” che disturbino il colpo d’occhio della piazza, “impianto con affacci straordinari”. Propongo un dispositivo che superi e non contraddica la mozione precedente». Apriti cielo. Il consigliere Giuliano Bani (socialisti, in maggioranza) ha chiesto la parola: «E dov’era la Soprintendenza quando era prevista la mappa di Pisa? Quella non distoglie lo sguardo d’insieme?». Risate e applausi dall’assemblea. Ancora Bani: «Non ci siamo svegliati una mattina così, ma abbiamo detto che, “se proprio ci volete mettere un simbolo, allora la croce va bene”. A chi deve collaborare con noi chiediamo di non farci perdere tempo».
Il secondo affondo. Altro intervento, quello di Carlo Scaramuzzino (Sel, opposizione): «Siamo cascati nella trappola. Questa è una città di intellettuali, ma ce ne sono anche di finti. Chi ha lanciato la questione, lo ha fatto con molte montature». I destinatari sembrerebbero i quattro storici (Prosperi, Marcocci, Forti e Luzzati) che a febbraio avevano promosso una lettera/manifesto in cui si metteva in dubbio l’opportunità della croce di S. Stefano, perché «incarnazione delle vittoriose battaglie dei cristiani contro i musulmani. Il simbolo non pare consono a rappresentare la vocazione universale, aperta e rispettosa di tutte le culture e religioni, che dovrebbe caratterizzare la piazza che ospita la Normale».
Il voto. Il risultato finale dimostra come il sentimento dei consiglieri fosse trasversale: 15 sì, 2 no e 3 astenuti. Ma il documento che dà il via libera al “tondo vuoto” non è stato approvato per mancanza del numero legale (21 persone). Al prossimo consiglio ci sarà solo la ripetizione del voto. Serfogli garantisce che «questo ritardo non sposta nemmeno di mezz’ora il calendario dei lavori».
Il giorno dopo. Raggiunto a telefono, Scaramuzzino ieri ha spiegato che non si riferiva a qualcuno in particolare, ma alla disinvoltura «eccessiva» con cui si fa ricorso al decreto Ronchey: quel vincolo, per esempio, «ha impedito l’apertura di un cinema a Tirrenia e le manifestazioni in piazza dei Fiori». Ma la rivolta dei politici resta tutta.
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