Il Tirreno

Pisa

Al Cnr è precario un dipendente su due

di Carlo Venturini
Al Cnr è precario un dipendente su due

Lo strano caso dell’eccellenza della ricerca pisana e nazionale. I sindacati: uso intenso delle tipologie di contratti atipici

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PISA. L’eccellenza della ricerca del Cnr pisano è trainata (anche) da 500 precari. E’ questa l’altra faccia della medaglia di un sistema che fa schizzare il nostro Cnr ai primi posti delle classifiche nazionali ed europee per quanto riguarda i risultati della ricerca, un sistema però che fa “le nozze coi fichi secchi”. E se la Regione Toscana e la Comunità europea diminuissero i fondi destinati alla ricerca, «i progetti del Cnr non andrebbero più avanti», fa sapere Enrico Fantini della segreteria regionale della Uil. «Purtroppo quel dato sul numero dei precari è sicuramente in difetto», aggiunge Daniela Fabbrini, segretario generale della Flc-Cgil di Pisa. Giovedì scorso c’è stata un’assemblea generale dei precari del Cnr indetta dalla Cgil «e da questa assemblea è emersa la necessità, ma anche l'urgenza, di procedere ad assemblee in ciascuno degli 11 istituti», spiega.

Ma quanti sono? Questa nuova strategia sindacale è dettata da un problema che sembra assurdo, e cioè che non si conoscono di preciso i dati dei precari, siano essi della ricerca o tecnici amministrativi. Si parla appunto di stime. «Di certo c’è solo che i contratti a tempo indeterminato sono 600». Se così fosse, quasi uno su due, tra i lavoratori del Cnr di San Cataldo, è precario. «Il numero esatto non lo sanno neppure i direttori degli istituti, perché la tipologia contrattuale e la durata degli stessi contratti atipici è molto variegata», dice Marco Paterni della Cisl pisana. Da quello che si apprende dalle sigle sindacali emerge che si attinge a piene mani in tutta la tipologia di contratti di precariato messi a “disposizione” dalle normative in materia. Per cui al Cnr lavorano interinali, co.co.co, assegnisti, borsisti, personale in formazione e contrattisti a tempo determinato. Il bando del 2010 finanziato dal ministero dell’Università e della ricerca ha fatto sì assumere 80 ricercatori in tutta la Toscana, ma questa infornata, visti i numeri dei precari pisani, si ridimensiona ad una goccia nell’oceano.

Caccia ai fondi. «A San Cataldo ci sono 100 ricercatori a tempo determinato - dice Fantini - e questi guadagnano circa 1.300 euro, ma lavorano su progetti finanziati da Regione Toscana o Comunità europea; e quando quel determinato progetto si esaurisce, il rischio è che rimangano a spasso o in attesa di altri fondi per altri progetti». Il Cnr nazionale a livello europeo è addirittura quarto per la sua capacità di intercettare fondi comunitari (fonte Cisl). Al primo posto c’è quello francese. «Peccato però - interviene Fantini - che in Francia il Cnr aiuti i ricercatori a trovare i fondi, mentre qui da noi la cosa è invertita: sono cioè i ricercatori che devono trovare quei finanziamenti senza alcun aiuto».

Troppi pensionati. Tornando alla situazione pisana, i sindacati concordano nel dire che le problematiche devono essere sbrogliate a livello nazionale, anche se qualcosa si potrebbe fare sul fronte dei ricercatori associati e cioè pensionati. «Non percepiscono alcunché dall'ente se non la pensione - dice Fantini - anche se è pur vero che spesso usano stanze, computer e linee telefoniche del Cnr». Questo avviene perché, come ci spiega la Uil, vengono inseriti in progetti di ricerca e devono usare quegli strumenti atti all’espletamento dei loro compiti. «E' indubbio però - precisa Fantini - che questa consuetudine ad usare i ricercatori associati vada ad inficiare in maniera negativa sul turn over tra quanti vanno in pensione e quanti dovrebbero essere neo assunti». Traduzione: appare preferibile, laddove si può, usare un pensionato a costo zero piuttosto che un giovane ricercatore; tra l’altro giovane si fa per dire, visto che i precari superano abbondantemente i 30 anni.

Il nodo turn over. La Uil scoperchia dunque un argomento scomodo, quello dei ricercatori associati, ma aggiunge: «Il turn over è stato fino a poco tempo fa di un neo assunto ogni cinque pensionati. Ora si sta leggermente migliorando questo rapporto, ma bisognerà aspettare fino al 2014 perché si arrivi ad un rapporto di uno ad uno». Questo però accadrà se crisi, spread, tagli al deficit e alla spesa pubblica, lo permetteranno. Intanto la Cgil chiama, per il 10 maggio, ad una mobilitazione nazionale contro il precariato.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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