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Pisa

Al Cnr è precario un dipendente su due

Al Cnr è precario un dipendente su due

Lo strano caso dell'eccellenza della ricerca pisana e nazionale. I sindacati: uso intenso delle tipologie di contratti atipici

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L'eccellenza della ricerca del Cnr pisano è trainata (anche) da 500 precari. E' questa l'altra faccia della medaglia di un sistema che fa schizzare il nostro Cnr ai primi posti delle classifiche nazionali ed europee per quanto riguarda i risultati della ricerca, un sistema però che fa "le nozze coi fichi secchi". E se la Regione Toscana e la Comunità europea diminuissero i fondi destinati alla ricerca, "i progetti del Cnr non andrebbero più avanti", fa sapere Enrico Fantini della segreteria regionale della Uil. "Purtroppo quel dato sul numero dei precari è sicuramente in difetto", aggiunge Daniela Fabbrini, segretario generale della Flc-Cgil di Pisa. Giovedì scorso c'è stata un'assemblea generale dei precari del Cnr indetta dalla Cgil "e da questa assemblea è emersa la necessità, ma anche l'urgenza, di procedere ad assemblee in ciascuno degli 11 istituti", spiega.

Questa nuova strategia sindacale è dettata da un problema che sembra assurdo, e cioè che non si conoscono di preciso i dati dei precari, siano essi della ricerca o tecnici amministrativi. Si parla appunto di stime. "Di certo c'è solo che i contratti a tempo indeterminato sono 600". Se così fosse, quasi uno su due, tra i lavoratori del Cnr di San Cataldo, è precario. "Il numero esatto non lo sanno neppure i direttori degli istituti, perché la tipologia contrattuale e la durata degli stessi contratti atipici è molto variegata", dice Marco Paterni della Cisl pisana. Da quello che si apprende dalle sigle sindacali emerge che si attinge a piene mani in tutta la tipologia di contratti di precariato messi a "disposizione" dalle normative in materia. Per cui al Cnr lavorano interinali, co.co.co, assegnisti, borsisti, personale in formazione e contrattisti a tempo determinato. Il bando del 2010 finanziato dal ministero dell'Università e della ricerca ha fatto sì assumere 80 ricercatori in tutta la Toscana, ma questa infornata, visti i numeri dei precari pisani, si ridimensiona ad una goccia nell'oceano.

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