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E il set regalò la luce giusta ai Lungarni

E il set regalò la luce giusta ai Lungarni

L’attuale illuminazione fu scelta per le scene de “L’amore ritrovato”. Piacque e il Comune la adottò

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PISA. Il film non c'è più ma la sua scenografia sì. Forse in pochi sanno o ricordano che la luce giallo-arancio dei lampioni che rischiarano i nostri lungarni sono il "lascito" del film girato a Pisa "L'amore ritrovato" tratto dal romanzo di Carlo Cassola “Una relazione”. Gli attori Stefano Accorsi e Maya Sansa hanno lasciato Pisa da otto anni ma di loro e della loro storia d'amore contrastata beneficiano, tutt'oggi, gli studenti, i turisti e i residenti che ignari passeggiano e fotografano lo scenario suggestivo dei lungarni. La storia andò così. La produzione di quella pellicola ricreò, in alcuni luoghi della città, l'atmosfera che si respirava negli anni '30. Furono oggetto di questo restyling scenografico via San Martino, una parte del Lungarno Mediceo, e le Logge di Banchi. Qui, fu eretta una balaustra con colonnini di gesso a contorno dell'ingresso di quelli che dopo un po' divennero dei servizi igienici. Quella balaustra è ancora oggi visibile ed evita che chi cammina sul pavimento delle Logge, finisca inavvertitamente nel buco della scalinata. Sul Lungarno Mediceo, per una scena notturna del film, fu cosparsa la carreggiata di ghiaia e fu cambiata l'illuminazione a circa una decina di lampioni. Le nuove lampadine installate dagli scenografi del film emettevano una luce giallastra, quasi arancione; una luce totalmente diversa da quella antecedente che era bianca, e ripensandoci, forse troppo bianca. I tanti residenti che seguivano le riprese del film, appassionati di cinema e dei due "belloni" del film, cominciarono ad esternare il loro apprezzamento per quella illuminazione d'altri tempi, romantica e calda. Gli apprezzamenti arrivarono al Comune (il sindaco era Paolo Fontanelli) e si decise di fare una sorta di test tra i residenti dei lungarni e i commercianti. Tutti erano d'accordo che Pisa era più bella così, con quella nuova illuminazione. Il Comune chiamò lo scenografo del film Sandro Bettin che, guarda caso, era nato a Pisa anche se per motivi di lavoro si era dovuto trasferire altrove. «Anche a Bettin balenò l'idea di lasciare quella illuminazione dopo la fine delle riprese»: ricordano dal Comune che non si fece ripetere la cosa due volte ed anzi, estese a tutti i lungarni quella luce quasi da illuminazione a gas dickensiana. Quando oggi si dice che i nostri lungarni sono scenografici, anche senza saperlo, lo diciamo a ragion veduta.

Carlo Venturini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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