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Quando la sagra diventa solo business

Quando la sagra diventa solo business

Confesercenti all’attacco: i Comuni devono fissare delle regole, in ballo c’è un giro da un milione e mezzo di euro

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PISA. Oltre 75.000 coperti per un giro d'affari di un milione e mezzo di euro, concentrato in un periodo limitato che va da maggio a settembre.

Questo il dato sulle sagre nella provincia di Pisa secondo uno studio elaborato da Confesercenti. E sulla base di questo dato scatta il grido di allarme dell'associazione in vista della stagione estiva che vedrà il fenomeno riproporsi.

«I numeri sono eloquenti - spiega il direttore Marco Sbrana - È stato calcolato che in Toscana si svolgono mediamente 1.500 sagre all'anno, per un totale di quasi ottomila giorni di svolgimento. È del tutto evidente che siamo di fronte ad una situazione che sta sfuggendo di mano anche alle istituzioni. La provincia di Pisa non sembra immune da questa invasione senza alcuna regola. Crediamo che sia giunto il momento di intervenire a livello normativo per distinguere le iniziative meritevoli da quelle chiaramente speculative e mettere tutti gli attori sullo stesso piano».

Secondo la Confesercenti bisogna ristabilire delle regole. È necessario dunque, per prima cosa, istituire un regolamento. «Come associazione - spiega ancora Sbrana - siamo favorevoli a sagre che valorizzino i prodotti tipici legati al territorio, ma con caratteristiche ben definite, a cominciare dai menù. È necessaria quindi una regolamentazione a livello dei singoli Comuni che crei una sorta di graduatoria tra le realtà che promuovono queste iniziative».

«Perché è indubbio - prosegue il direttore – che alcune di queste realtà siano in qualche caso il paravento per operazioni di privati che in questa maniera fanno concorrenza sleale nei confronti delle attività tradizionali di ristorazione».

Per avere qualche esempio basta andare a Volterra. «Già, perché proprio a Volterra volevano organizzare una sagra del cacciucco (che non si può certo considerare un prodotto legato a quel territorio) e una sagra dei campionati europei di calcio...». Di questo passo qualunque occasione diventa buona per inventarsi una sagra.

«Fondamentale - conclude il direttore di Confesercenti - è la definizione di regole ferree sia sulla durata della sagra che sull'organizzazione. Ormai si assiste a sagre che diventano un pretesto per fare ristorazione vera e propria; con costi ovviamente più bassi di chi, invece, deve sostenere tutto l'anno le spese dei dipendenti e delle imposte. Ci auguriamo che i Comuni dell'area pisana ci convochino per predisporre un calendario di sagre che abbiamo la connotazione classica per caratteristica e soprattutto finalità».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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di Redazione Pisa