La manifestazione
Assegnate dieci case popolari sono le prime ristrutturate
Ma tra gli inquilini qualcuno protesta: volevo avere un appartamento con due camere Complessivamente sono stati recuperati una cinquantina di alloggi in vari quartieri della città
PISA. Sono cominciate ieri le assegnazioni di 15 case popolari, il primo lotto di circa 50 appartamenti su cui il Comune sta eseguendo lavori di recupero. Pertanto dieci famiglie sono state convocate all’Ufficio politiche abitative, accanto alla sede della polizia municipale, per scegliere la dimora tra quelle a disposizione.
Di solito questi eventi sono occasione per passerelle mediatiche (vedi la consegna delle chiavi da parte di Berlusconi ai terremotati dell’Aquila). Ieri, invece, la realtà ha preso il sopravvento: gente che piangeva, gente che rideva e tanti che intuivano l’inizio di una nuova vita.
Gli appuntamenti erano scadenzati di circa mezz’ora ciascuno, per evitare lunghe attese alle persone. Ma già la prima convocata del giorno, Anna Granvillano, ha impiegato quasi cinquanta minuti per prendere una decisione.
Il Comune ha scelto un percorso trasparente. Infatti, al tavolo della firma, sono stati invitati i rappresentanti dei quattro sindacati di categoria: Unione inquilini, Sicet, Sunia e Uniat. Questi conoscono meglio le vicende personali di alcuni e sono in grado di dare consigli. Così la signora Anna, dopo aver tentennato a lungo, è stata convinta proprio dai sindacalisti. Il “problema” è la legge regionale che impone di non superare i 45 metri quadri per le case da assegnare alle “riserve”: giovani coppie o anziani hanno una specie di precedenza, ma devono accontentarsi di quella superficie se al sono in due. La signora, per esigenze di salute, aveva bisogno di due camere da letto separate e non si capacitava che ce ne fosse una sola. Inoltre avrebbe preferito andare in zona Cep, dove ha altri parenti; ma lì non si liberano case prima di qualche mese. Infine, chiedeva di vedere le dimore prima di scegliere. L’addetta del Comune, Martina Rovina, gentilissima ma inflessibile, ha spiegato: «Non le ho viste nemmeno io e dobbiamo assegnarle entro il 30 aprile. Mi dispiace, ma se tutti chiedessero di andare sul posto, impiegheremmo sei mesi». Anna Granvillano stava per rinunciare a un appartamento in Porta a Lucca, a due minuti a piedi dalla Torre. Ma i sindacalisti: «Signora, questa è la migliore soluzione per lei. Se non la prende, chissà quando la richiamano». E Anna ha firmato, piangendo davanti alla piantina dell’appartamento: il soggiorno sarà isolato e diventerà camera con letto.
Il funzionario dell’Ufficio, Stefano Galli, fa notare che si potrebbe imporre una sorta di burocratico prendere o lasciare e ci si sbrigherebbe in cinque minuti; ma questo percorso alla fine conviene a tutti, perché gli inquilini, se non sono contenti, tornano a chiedere il cambio casa. Fuori la fila si gonfia: gli occhi più sorridenti sono quelli un anziano che spera di «ripartire» e quelli di una giovane mamma musulmana, velata.
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