Il Tirreno

Pisa

Leopolda, il bando alla Corte dei Conti

di Gianluca Campanella
 Leopolda, il bando alla Corte dei Conti

Doppia segnalazione di Sel e Rc sul regolamento e sull’uso dei fondi pubblici. Un solo gruppo si è candidato per la gestione

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PISA. Lunedì è scaduto il termine per partecipare al bando comunale per la gestione della Stazione Leopolda e l’unico cartello di associazioni che si è presentato è la “Casa della città Leopolda”. Si tratta dell’attuale inquilino in proroga, ma il percorso verso l’assegnazione è ancor più tortuoso di quel che sembra. Intanto 5 delle 69 sigle che contava la “Casa” hanno deciso di non aderire al nuovo progetto: nel comunicato finale non si nasconde il vivace dibattito interno e in parte si critica il testo del bando stesso. Inoltre, Rifondazione comunista e Sel aggiungono pepe alla vicenda, annunciando una doppia segnalazione alla Corte dei Conti.

L’esposto. I due partiti all’opposizione in Comune, nel corso di una conferenza stampa hanno spiegato l’intento della loro iniziativa: «Vogliamo arrivare ad un chiarimento definitivo sul regolamento comunale del Patrimonio e sulle partite di giro tra amministrazione e assegnatari». Il nodo sono gli 8.409 euro di canone mensile richiesto: a tanto è stata quantificata e alzata la nuova “valorizzazione” dell’immobile. Ma le due forze politiche vogliono capire se è possibile «ripristinare la gratuità» per le attività a fini non commerciali. Altro punto: nel bando si stabilisce un contributo di 55mila euro per il vincitore, in pratica la copertura dell’affitto per tutta la restante parte dell’anno. Ma Sel ed Rc sostengono che in queste operazioni (il denaro che fa avanti e indietro) si possono «nascondere cose non opportune ed è interesse anche dell’amministrazione» fare chiarezza.

Il documento “Città Leopolda”. Il comunicato della “Casa” parla di «discussione articolata» avvenuta in due assemblee generali ed evidenzia altre criticità: ci sono «dubbi e perplessità sul meccanismo del contributo, sulla scelta di limitare la partecipazione alle associazioni con sede nel territorio comunale e sulla conferma del frazionamento della struttura». Infatti, per legge, il Comune non si può impegnare a elargire il contributo a carico dei bilanci degli anni futuri, che resta incerto; ancora, non piace il vincolo in base al quale ogni sigla debba avere sede a Pisa; infine, preoccupa che dal bando siano stati esclusi pezzi “pregiati” come terrazza, bar e ludoteca. Ma «abbiamo stabilito, a grande maggioranza, di partecipare al bando attraverso una proposta unitaria, consapevoli che difficilmente ci saranno altre occasioni e che il valore di ciò che abbiamo costruito non merita di essere disperso».

I transfughi. Sono cinque le associazioni che hanno lasciato il cartello: Legambiente, Casa della donna, Uaar, Arci Ragazzi e Gulp. Del bando non hanno gradito la richiesta di non avere pendenze di occupazioni («cappelli paranoici» secondo Paola Bora, presidente della Casa della donna), l’alto costo del canone che «snatura l’associazionismo» e l’introduzione del comitato istituzionale con cui il Comune «potrebbe commissariare la nostra attività».

Altre iniziative politiche. I consiglieri comunali Maurizio Bini (Rc), Carlo Scaramuzzino e Sandro Modafferi (Sel) proprio ai fuoriusciti e alle altre associazioni cittadine chiedono di continuare la battaglia per il ritiro del bando. Se ne riparlerà domani in consiglio comunale. Federico Oliveri (segretario Rc) lancia un forum «per riflettere e progettare un’alternativa di cultura in città».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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