Sicurezza
Ancora in città la salma del nepalese
Ha nominato un avvocato la famiglia del giovane ucciso dal calcio di un cavallo a San Rossore
PISA. È sempre a Pisa la salma di Sanoy Kumar, 32 anni, il nepalese ricoverato in coma all’ospedale in seguito al calcio di un cavallo. Il fatto avvenne all’interno del Parco di San Rossore il 23 febbraio e il giovane è morto la notte del 4 aprile dopo che le sue condizioni si erano aggravate per un’infezione virale ai polmoni.
De l caso se ne sta occupando l’Asl 5 per capire se il giovane, nel momento in cui è avvenuto il fatto, stesse lavorando o meno. Il cavallo che ha sferrato il calcio è della ditta Di Sacco che gestisce le gite in carrozza all’interno del Parco. Il personale dell’Asl 5 dovrà chiarire la dinamica dell’incidente e cosa ci stesse facendo il nepalese alla Sterpaia.
Dopo che il giovane venne ricoverato in coma in rianimazione, sono stati gli stessi Antonio e Federico Di Sacco, padre e figlio, tramite la comunità nepalese pisana a fare giungere i familiari (la mamma e la figlia) in Italia. Dopo il decesso, sembrava che la volontà dei familiari fosse di riportare in patria la salma per potere eseguire la cerimonia funebre secondo i propri riti. Ma l’indagine in corso finalizzata ad accertare quanto accaduto e perché quel 23 febbraio alla Sterpaia, ha di fatto cambiato quello che era il progetto iniziale.
La mamma e la moglie di Sanoy Kumar, tramite la comunità nepalese pisana, hanno nominato un avvocato che possa seguire l’evolversi della vicenda.
Subito dopo il calcio del cavallo, il nepalese venne soccorso dal 118. Le sue condizioni apparvero subito molto gravi e portato d’urgenza al pronto soccorso. Venne ricoverato in coma nel reparto di rianimazione e i medici si riservarono la prognosi. Che, di fatto, non è mai stata sciolta. Il giovane aveva dato qualche piccolo segnale (aveva aperto gli occhi), ma troppo poco per i medici che lo avevano in cura. Fino a quando le sue condizioni si sono aggravate e a nulla sono valse le cure che gli erano state somministrate.
Il giorno della tragedia alla Sterpaia, dopo che il 118 aveva trasportato Sanoy Kumar in ospedale, il direttore del Parco, Sergio Paglalunga, aveva inviato sul posto del proprio personale per cercare di capire quanto era accaduto. Il nepalese era già una ventina di giorni che entrava la mattina e usciva il pomeriggio dal Parco di San Rossore. L’indagine dovrà chiarire anche cosa facesse Sanoy Kumar durante quei giorni.
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