Il Tirreno

Pisa

Accusati di otto rapine rischiano fino a vent’anni di galera a testa

di Candida Virgone
Accusati di otto rapine rischiano fino a vent’anni di galera a testa

Concluse le indagini preliminari: secondo la procura un macedone e un kosovaro picchiavano selvaggiamente le loro vittime armati di pistola e sotto l’effetto di cocaina e alcol

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PISA. Concluse ieri le indagini preliminari sulla raffica di feroci rapine che hanno sconvolto la città e la provincia negli ultimi mesi. I due nomadi tuttora in carcere come presunti autori di alcuni dei colpi messi a segno, per il pm inquirente, il consigliere Antonio Giaconi, sono responsabili di otto aggressioni, fra le quali anche quella brutale ad un giovane avvocato avvenuta in centro. La conclusione delle indagini precede la richiesta di rinvio a giudizio, che seguirà a breve scadenza, per rapina, sequestro di persona e detenzione di armi a carico dei due stranieri.

Per la raffica di aggressioni, sanguinose e particolarmente efferate, fortunatamente mai finite in tragedia ma quasi sempre con vittime pesantemente pestate a sangue e ricoverate in ospedale, furono arrestate inizialmente tre persone: due nomadi ospiti del campo abusivo in via della Bigattiera, presi dai carabinieri, Elvis Dubovic, 21 anni, kosovaro, e Dalip Emin, appena 19, macedone; e un terzo, arrestato dalla polizia, ma scagionato da indagini difensive del suo legale e scarcerato: si tratta di Sudakan Emrula, anche lui molto giovane, 19 anni appena, e anche lui appartenente a gruppi nomadi macedoni, residente a Pisa. La madre e i parenti di quest’ultimo, poco dopo l’arresto, andarono a casa di uno dei rapinati - brutalmente aggredito in zona aeroporto nel suo appartamento, dove vive con l’anziana madre - con le foto dell’arrestato chiedendo un riconoscimento e facendo poi convocare la vittima della rapina nello studio del loro legale. L’uomo, a cui erano state mostrate foto segnaletiche di Emrula risalenti a due anni fa, avrebbe detto che in effetti non era più tanto sicuro del riconoscimento, non si sa se per convinzione o, il sospetto appare legittimo, per le insolite richieste ricevute.

I testimoni e le vittime, a proposito delle rapine - i carabinieri indagano su una decina, la polizia su altre cinque - hanno parlato di persone spietate che agivano totalmente fuori controllo, sotto l’effetto di cocaina e alcol, particolare che sarebbe anche stato accertato dalle indagini portate avanti dalla Compagnia dei carabinieri. I banditi, armati di pistola, pestavano selvaggiamente e rapinavano per strada (a qualcuno hanno portato via addirittura le scarpe) o facendo irruzione in casa di notte in vere e proprie incursioni da incubo.

Per Dubovic ed Emin, che si trovano tuttora in carcere, è possibile prevedere a questo punto la richiesta di rito abbreviato che prevede la riduzione di un terzo della pena. L’eventuale condanna per il reato più grave prevedrebbe in questo caso pene che vanno da un minimo di quattro anni e mezzo a venti: dovendo rispondere di otto colpi si parla, presumibilmente, di condanne che possono andare dai quindici ai vent’anni a testa. Si vedrà.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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