Il Tirreno

Pisa

Patente a punti per i locali? No, grazie

di Francesco Loi
Patente a punti per i locali? No, grazie

La città si divide sulla proposta per verificare orari e rumore. Contrarie le associazioni di categoria, perplesso l’assessore

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PISA. Il fenomeno movida attraversa l’Italia. Se Pisa cerca intese con Firenze, se i cittadini si dividono sulle nuove concessioni per i ritrovi lungo l’Arno, se a Torino il sindaco Fassino vuole lanciare la patente a punti per i locali significa che un problema c’è. E che l’equilibrio tra amministrazioni, controlli, diritti, esercenti e residenti non è affar semplice. Un fenomeno nuovo, almeno nelle proporzioni. E con un elemento che non si può eludere: il decreto Monti sulla liberalizzazione degli orari. Un input dal governo centrale, pensando all’aspetto economico, che per certi versi contrasta con gli effetti della movida.

A Pisa questa patente a punti potrebbe essere una soluzione? La risposta che arriva dal Comune è attendista, ma già con un apparente retrogusto di perplessità. Mentre dalle associazioni di categoria, Confcommercio e Confesercenti, la replica è di netta contrarietà o di perplessità ancora più marcata. La patente per i locali, a Torino, funzionerebbe così, in maniera non dissimile dal meccanismo per quella delle automobili: bonus di partenza di 20 punti, poi si va a scalare a seconda delle infrazioni (orari, musica alta, ecc.) e, quando il credito viene esaurito, il titolare è costretto a chiudere a mezzanotte per un mese.

A Torino, l’iniziativa della patente a punti in rampa di lancio dovrà essere sostenuta da un preventivo patto tra amministrazione, esercenti e residenti. «A Pisa un patto del genere lo avevamo già ed era valido fino a circa due anni fa - dice l’assessore al commercio, Giuseppe Forte - poi è intervenuto il decreto Monti sulle liberalizzazioni e così si è soprasseduto. Noi abbiamo comunque già l’ordinanza che regola gli orari e quindi siamo avanti rispetto ad altre città. E nessuno finora si è opposto». Sulla patente per i locali, Forte dice semplicemente che «sarà fatta una valutazione con gli uffici».

Nessuno si scalda più di tanto sull’idea torinese, ma molto di più lo fanno le associazioni sul tema complessivo della movida. «La patente a punti? Contrari», dice il direttore della Confcommercio, Federico Pieragnoli. «E’ l’ora di farla finita - aggiunge - di considerare i locali pubblici come il ricettacolo di tutti i mali. Gli imprenditori rispettano già adesso un numero incredibile di norme e adempimenti. Se si pensa che la movida sia un problema per la città, cercarne la causa nei locali che rispettano le regole è miope. Si contrasti piuttosto il fenomeno della vendita fuori orario di alcolici e altro 24 ore su 24. Si multino tutti quegli individui e gruppi colpevoli di disturbare la quiete pubblica».

Su quest’ultimo punto si schiera anche la Confesercenti, con il direttore Marco Sbrana: «A proposito di schiamazzi e confusione, chiamiamo in causa anche l’educazione di certa gente: in piazza dei Cavalieri, ad esempio, non può certo essere colpa dei negozi. E poi ci chiediamo: i circoli privati vengono controllati? E cosa si fa per gli abusivi che vendono alcolici in piazza Garibaldi? Noi siamo per regole concordate, ma vogliamo che i controlli vengano eseguiti come si deve: spesso invece si picchia nel mucchio, penalizzando le attività che avevano sottoscritto quel patto con il Comune, poi abbandonato. Pisa potrebbe essere a posto già con gli strumenti che ci sono, senza patenti a punti. Ma l’amministrazione ha responsabilità per la carenza di veri controlli».

Il sindaco Marco Filippeschi, che ha proposto l’asse con Firenze per iniziative comuni, riflette: «Il fenomeno movida va oltre la Toscana, come dimostra il caso di Torino. Prima i controlli notturni erano minimi, ora servono in maniera più consistente. E questo ribadisce il senso della mia azione: c’è sul territorio nazionale un problema nuovo, sconosciuto in questi termini fino a qualche anno fa, che deve essere affrontato a livello generale. Le città non possono farsene carico da sole».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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