Il Tirreno

Pisa

«La fuga perfetta si prepara per mesi»

di Candida Virgone
«La fuga perfetta si prepara per mesi»

Caso Ragusa, intervista alla criminologa dell’ateneo pisano Cristina Galavotti su scomparse e metodi di ricerca

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SAN GIULIANO. Sembra davvero ormai tramontata l’ipotesi che Roberta Ragusa, l’imprenditrice scomparsa tre mesi fa misteriosamente da Gello di San Giuliano Terme, possa esser andata via spontaneamente.

Non si spera granché in quello che potrà venire dalle analisi dei Ris sui reperti biologici trovati sulla macchina di uno degli indagati, il pontederese Antonio Fusi, reperti da cui verrà estratto eventuale dna da comparare con quello prelevato sullo spazzolino da denti e sul pettine della signora. Si tratta di tracce maschili trovate sul poggiatesta e dunque inutili ai fini dell’indagine e miste sulla maniglia della portiera del posto accanto al guidatore, ma l’auto è un bazar e le tracce, ancora da estrarre e poi da comparare, possono essere quindi di chiunque.

Le risposte dunque si potranno avere in tempi lunghi, ma si prevedono già vaghe e poco interessanti, per quanto Fusi, che nelle interviste rilasciate dice ad ognuno cose diverse, agli inquirenti abbia detto di essere sicuro che la donna a cui dette un passaggio la notte del 13 gennaio scorso, per quanto fumasse (vizio che Roberta non aveva) e avesse detto di chiamarsi Lina, potesse essere la signora Ragusa.

Ma è davvero possibile scappare senza lasciare traccia? Esiste la fuga perfetta? Lo chiediamo a Cristina Galavotti, criminologa, responsabile del master in criminologia della facoltà di scienze politiche della nostra università.

«Non credo che esista una fuga perfetta e comunque - spiega la specialista - avrebbe bisogno di una progettazione che dura mesi e che difficilmente non lascia traccia o non ha bisogno di complicità che col tempo possono chiaramente emergere, per esempio se si sono utilizzati, come è chiaro che possa accadere, pc o telefoni. Ci vogliono soldi, molti, in contanti, documenti falsi e telefoni nuovi. I soldi vanno accumulati nel tempo, senza prelievi al bancomat o in banca, e non possono essere pochi, perché chi scompare non va certo vicino, quasi sempre sceglie l’estero. Per procurarsi dei documenti falsi ci vogliono contatti con il mondo criminale, che una donna come Roberta Ragusa non poteva stabilire facilmente. Anche l’acquisto di un telefono clandestino sarebbe dovuto avvenire al nero su circuiti irregolari o da parte di un’altra persona, ma la complicità di terzi da cercare nella cerchia relazionale potrebbe essere facilmente individuabile. Infine bisogna prevedere ovviamente un totale cambio di vita e di stile in cui rientra l’alterazione dei connotati. Per cui ti tagli i capelli, te li tingi, ti metti delle lenti a contatto, usi un look all’opposto del tuo. Insomma una fuga implica una trasformazione estrema e per non lasciare traccia una pianificazione strategica che richiede tempo e risorse notevoli. Ma appare difficile che nessuno sappia, che nessuno abbia un cedimento, che non si faccia un errore o non si lasci un indizio».

È lecito chiedersi, dunque, ancora una volta, se questo mistero non sia vittima di una sottovalutazione. E la criminologa non ha dubbi.

«Forse ai primi avvistamenti - spiega la dottoressa Galavotti - si è smesso di cercare, ma ogni pista deve avere la stessa valenza e nulla può essere escluso. Perché passati tre mesi, ad esempio, scompaiono tracce di impronte o pneumatici, si possono trovare solo indumenti, o purtroppo corpi. Negli Usa esistono metodi precisi cosiddetti a zona, a spirale, o a reticolo, che prevedono una mappatura del territorio a quadranti, forse quanto si sta facendo ora, partendo dal punto della scomparsa, analizzando orari e possibilità di spostamento e utilizzando anche volontari, ma guidati da personale esperto, altrimenti si possono fare danni, cancellando indizi e sottovalutando cose importanti. I reperti vanno poi catalogati, verbalizzati e analizzati in appositi briefing. In Italia invece si procede ancora basandosi sull’esperienza investigativa e non sempre su metodiche determinate da appositi protocolli».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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