Il Tirreno

Pisa

Infortunio sul campo? Non c’è il risarcimento

di Antonio Scuglia

Respinta la richiesta di danni di un livornese dopo una partitella a Tirrenia Il giudice di pace: chi gioca accetta il rischio di farsi male fortuitamente

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PISA. Quando giochi a pallone, che tu lo sappia o meno, ti assumi automaticamente un rischio: trattandosi di uno sport “di contatto” puoi anche farti male. Casualmente, o anche in conseguenza di un fallo di gioco. E se questo succede, non potrai rivalerti sull’avversario che ti ha causato l’infortunio, salvo che il suo intervento sia stato particolarmente scomposto o violento, o semplicemente che ti abbia fatto male apposta.

Lo ha stabilito, con la sentenza 26/2012, il giudice di pace di Pisa Ermanno Sanzo, respingendo la richiesta di risarcimento avanzata da un livornese nei confronti di una donna, quale esercente la potestà di genitore del ragazzo (minorenne) che gli aveva fatto male.

La donna era assistita dall’avvocato Simona Fiori di Pontedera, e a sua volta chiamava in causa la compagnia di assicurazione presso la quale ha stipulato una polizza per responsabilità civile verso terzi.

Il fatto si cui verteva il contenzioso era un fallo di gioco, commesso dal ragazzo durante una partita di calcetto tra amici all’interno di un Bagno di Tirrenia.

«Il mio giovane avversario - ha spiegato in giudizio l’uomo che si era infortunato - per sua esclusiva colpa mi urtava in maniera rovinosa». Nell’occasione l’uomo riportava gravi lesioni personali. E poiché le richieste di risarcimento non andavano a buon fine, lui si era visto costretto ad adire le vie giuridicali al fine di ottenere il giusto risarcimento.

Ma spiega il giudice: «La domanda dell’attore non può essere accolta perché infondata. Infatti da copiosa giurisprudenza risulta che “il fallo del calciatore dilettante collegato funzionalmente al gioco, se posto con violenza compatibile con le caratteristiche del gioco stesso, non rende il calciatore responsabile dei danni eventualmente provocati a terzi”. Quando la Compagnia terza chiamata afferma che l’attore stesso, nel momento in cui è sceso in campo per la partita, abbia preventivamente e tacitamente accettato il rischio di subire lesioni anche gravi, è nel giusto. Infatti all’avversario non è possibile addebitare responsabilità alcuna dal momento che casuale è stato il fallo che ha prodotto l’infortunio all’attore. Egli infatti “urtava” l’attore che cadendo si provocava l’infortunio per cui è causa. Fallo frequentissimo nello svolgimento di partite sia dilettantistiche che professionistiche».

Il calcio non segue dunque le regole “normali”? Scrive Bianca Pascotto in assinews.it: «Una condotta sportiva che sia rispettosa delle regole di gioco dettate per quella determinata disciplina sportiva, anche se produttiva di danno non potrà mai essere punibile e non potrà essere oggetto di un obbligo al risarcimento del danno provocato».

E così è per i normali falli di gioco, puniti... dall’arbitro ma non dalla legge: «un’azione che non si conformi al rispetto delle regole (esempio classico il fallo da ostruzione), ma che sia determinata non da una volontà di ledere l'avversario, bensì dall'impeto sportivo o dalla determinazione di raggiungere il risultato, non è punibile penalmente, né è fonte di responsabilità civile, in quanto siffatta condotta non supera la soglia del rischio consentito ed accettato dai giocatori».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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