Il dolore
Va garantito il diritto alla quiete
Ormai da qualche anno il Capodanno Pisano apre la stagione della movida con tutte le negative conseguenze che questo fenomeno comporta per i residenti che, anno dopo anno, continuano a lamentarsi,...
Ormai da qualche anno il Capodanno Pisano apre la stagione della movida con tutte le negative conseguenze che questo fenomeno comporta per i residenti che, anno dopo anno, continuano a lamentarsi, segno inequivocabile che le problematiche segnalate sono concrete, irrisolte, e talora aggravate da scelte assai discutibili, quale quella di dare in concessione a privati ulteriori aree di demanio idrico lungo il corso dell’Arno, in pieno centro città.
Bisogna precisare che il centro città si distingue in due zone: una, per dir così, a movida annuale e, altre, a movida semestrale.
Fanno parte della prima le disgraziate zone franche delle Vettovaglie e di piazza Garibaldi; fanno parte delle seconde, ad esempio, i Lungarni che soffrono la presenza delle attività stagionali sull’Arno.
Che l’asserita riqualificazione degli argini dell’Arno e la meritoria opera di socializzazione passi per l’imposizione di musica a tutto volume, tutte le sere e, tra poco, anche a pranzo, è un assunto assai singolare.
Non è noto solo a chi non vuol sapere che l’inquinamento acustico è molto elevato nella nostra città ed è altrettanto noto, e colpevole è chi lo ignora, che l’inquinamento acustico crea gravi danni alla salute delle persone che ad esso sono sottoposte.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha stabilito in 40 decibel il limite di sicurezza per la salute umana: non occorre avere cognizioni scientifiche per capire come i concerti live in riva al fiume mal si conciliano con il parametro di sicurezza dell’Oms.
La disperata richiesta di quiete da parte dei cittadini, quindi, rientra nel riconoscimento della tutela del diritto alla salute, notoriamente bene di rango costituzionale (articolo 32 della Costituzione) e del quale è garante il sindaco.
A poco vale l’argomentazione per cui, ammesso e non concesso, che sia un gruppo di sparuti disgraziati a lamentarsi, la stragrande maggioranza delle persone è a favore di questi locali.
Gli interessi contrapposti, diritto alla salute e interessi economici, non possono essere considerati sullo stesso piano.
Per dare risposta alle domande dei gestori credo che il modello sia decisamente da abbandonare, almeno finché si tratterà di attività incompatibili con la vita di chi vive intorno a queste attività.
Francesco Mancuso
Donatella Marcesini
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