Il Tirreno

Pisa

Parte una denuncia per lo chef morto durante un controllo

di Candida Virgone
Parte una denuncia per lo chef morto durante un controllo

Oggi alle 15 alla Sacra Famiglia i funerali di Emilio Virgili I figli annunciano la messa in vendita del ristorante

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PISA. Oggi alle tre del pomeriggio, nella chiesa della Sacra Famiglia, al quartiere Don Bosco, ci sarà addio ad Emilio Virgili, il noto ristoratore pisano morto a 76 anni giovedì pomeriggio nel suo ristorante, La Rota, a Madonna dell’Acqua, durante una verifica dell’Asl. Sulla sua morte la procura ha aperto un’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Anna Rita Coltelacci e parallela a quella dell’Asl 5, mentre i familiari hanno annunciato che presenteranno un esposto denuncia sulla condotta degli ispettori e che presto chiuderanno i battenti e metteranno in vendita il ristorante, un «marchio» sulla breccia a Pisa da quasi mezzo secolo. Le indagini su questo strano caso sono state condotte dalla Squadra Mobile della questura, i cui agenti ieri hanno ascoltato per circa un’ora il figlio di Emilio, il titolare del ristorante, Stefano Virgili.

L’uomo ha ricostruito con i poliziotti le fasi della verifica ed il momento in cui il padre è stato colto da un malessere che l’ha ucciso in pochi minuti. Il cuore di Emilio, cardiopatico e con tre by-pass, si è fermato dopo una accesa discussione con uno dei verificatori dell’Asl, Fabio Vivaldi. I figli hanno tentato di soccorrerlo, è stato chiesto l’intervento del 118, ma non è servito a nulla. Duro lo sfogo dei figli di Emilio, Stefano, imprenditore, e Andrea, commercialista. «Mi sono rivolto - ha detto - più volte ai verificatori, soprattutto ad uno, che era particolarmente incalzante, facendo presente che mio padre, per quanto ieri si fosse svegliato in ottima forma, era un cardiopatico e che sarebbe stato più prudente essere cauti. Ma non c’è stato verso. Tornava continuamente sulle cose da fare, su prescrizioni e multe. Erano alla seconda visita e tutto sarebbe stato messo a norma come chiedevano. Non è mica una centrale nucleare, è un ristorante dove l’interesse principale è tutelare la salute dei clienti e dei dipendenti, che per noi sono ormai persone di famiglia. Invece nulla, è stato un continuo sottolineare cose già dette. Finché mi padre si è sentito male e non c’è stato niente da fare. Li ho buttati fuori e ho cercato di fargli un massaggio cardiaco insieme ad Enrico Lodi, un dipendente che per mio padre è un figlio. Inutilmente. Ora vogliamo fare un esposto e lo abbiamo già comunicato ai nostri legali, l’avvocato Alfonso Bonadio e l’avvocato Mauro Vanni. Mio padre non si meritava tutto questo e noi gli dobbiamo giustizia. Queste cose non devono accadere, bisogna mandare in giro gente che sappia agire con elasticità mentale per il bene della collettività. L’Asl scrive che sono stati loro a chiamare i soccorsi, ma il 118 lo avevamo già chiamato noi, e poi mi mandano le condoglianze: non ha senso». Emilio, che a dicembre aveva in programma una grande festa per il mezzo secolo di attività, lascia i due figli e la moglie, Anna Agonigi.

Sui fatti due prese di posizione. «Siamo allo stato di polizia contro i piccoli imprenditori»: ha detto il presidente di Confcommercio, Enrico Guardati. Mette invece sotto accusa «uno Stato esattore che fa continui martiri» il coordinatore comunale del Pdl, Diego Petrucci.

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