Sicurezza
Toniolo fermò il cardinale «No alla statua di Galilei»
Monsignor Maffi voleva che il monumento sorgesse proprio davanti al Duomo per spuntare le armi degli anticlericali. Ma il futuro beato si oppose in una lettera
PISA. Giuseppe Toniolo disse no al cardinale Pietro Maffi che voleva erigere una statua a Galileo Galilei. Da collocarsi dove? Addirittura sul prato della Piazza del Duomo, accanto al battistero. I due protagonisti di questa straordinaria vicenda in una Pisa del 1906 “ghibellina” come non mai, si conoscevano bene, si stimavano ed erano in qualche modo l’ala progressista del cattolicesimo italiano. Maffi era un alto prelato illuminato, studioso e appassionato di astronomia e di scienze (aveva un fitto rapporto epistolare col direttore dell’’osservatorio astronomico di Oxford), mentre Toniolo fondò l’Unione cattolica degli studi sociali e fu definito l’economista di Dio. Fatto sta che Maffi, già nel 1897 iniziò a raccogliere documenti e informazioni e a interessarsi fortemente della questione galileiana. «A Pisa Galileo fu battezzato, in città, o meglio in Piazza del Duomo, fece le sue più importanti scoperte ed insegnò presso la nostra Università» dice Francesca Barsotti coordinatrice del settore dei beni culturali dell’ufficio diocesano pisano. Il cardinale Maffi, cioè, doveva per forza fare i conti con quell’illustre concittadino che era scomodo e d’impiccio a molti per quel rapporto tra scienza e fede tutt’oggi non risolto. Maffi scriveva all’amico direttore dell’osservatorio astronomico di Oxford queste parole: «E la ringrazio del ricordo di Galileo così caro per me che me lo vedo rivivere ad ogni passo in questa gloria di monumenti e nei nomi dei nostri istituti». La data del 1897 è importante perché in quell’anno partirono le celebrazioni del giubileo della Madonna di sotto gli organi (patrona e protettrice di Pisa) e quelle celebrazioni durarono mesi con Pisa che si riempì di migliaia di pellegrini. «In quel periodo – spiega Barsotti – accanto alle celebrazioni, venne organizzata una lunga sequela di eventi contro la chiesa; come si direbbe ora ci furono molte contro-manifestazioni organizzate dalla società razionalista pisana che pose al centro delle proteste proprio la figura di Galileo e l’abiura delle sue scoperte». Galileo era diventato gioco forza, un simbolo dell’anticlericalismo militante. Nonostante ciò, l’arcivescovo passò dalla fase di ideazione della statua allo scienziato pisano al redigere di suo pugno, nel 1906, una lettera da inviare al sindaco Giuseppe Gambini in cui si spiegava l’intenzione di fare un monumento a Galileo. Quella missiva non partì mai su consiglio di Toniolo e fu l’arcivescovo a scrivere nella stessa lettera che Toniolo assieme ad altri consigliarono di non inviarla. Come fu possibile che proprio Toniolo desse questo decisivo consiglio a Maffi su un’opera che forse avrebbe stemperato gli animi dell’anticlericalismo? «Per opportunità – spiega Barsotti – fu solo una questione di tempi non maturi».
E i tempi non furono maturi neppure nel 1922. Il cardinale non voleva accantonare il suo progetto e gli arrivarono due bozzetti per il monumento a firma Angiolo Giannini. Ancora una volta, Maffi prese carta e penna e disegnò il punto esatto (il prato accanto al battistero) dove avrebbe collocato la statua a Galileo che lui chiama “Grande” come si legge in questo passo: «...una bella statua del Grande, in piedi, in atto di guardare uno dei monumenti che gli aveva dato la scoperta». Maffi scende nei dettagli e scrive che voleva la statua simmetrica e simile a quella dei putti da dove sgorga tutt’oggi la fontana (accanto alla Torre), sostituendo però gli angeli con la rappresentazione delle grandi scoperte (isocronismo e caduta dei gravi) che Galilei aveva fatto proprio in Duomo e dalla Torre. Come andò a finire questa volta? Il cardinale dovette ingoiare un altro no, questa volta dalla giunta cittadina. La motivazione? Un’opera del genere doveva essere espressione dell’intera cittadinanza e non di una sola parte. Le trame e i nodi di questa storia “inedita” che uniscono due grandi figure della chiesa pisana, si ritrovano nella mostra a Palazzo Blu, “Storie dell’altro mondo” voluta dalla Fondazione Cassa di risparmio, dalla Specola vaticana, dall’Arcidiocesi e dall’Infn.
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