Il Tirreno

Pisa

Muore ristoratore dopo un litigio

di Gianluca Campanella
Muore ristoratore dopo un litigio

Durante una verifica degli ispettori dell’Asl nel suo locale si sente male e resta ucciso da un infarto Emilio Virgili

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PISA. Si è accasciato nel suo ristorante, che era la sua vita, al culmine di una discussione con gli ispettori dell’Asl, una visita che deve aver sentito come una minaccia, un accanirsi contro il suo lavoro. Onelio Virgili, detto Emilio, noto ristoratore pisano è morto ieri alle 16,30 durante un controllo nel suo locale “La Rota” a Madonna dell’Acqua. Aveva 76 anni.

Tra Fabio Vivaldi, uno dei tecnici dell’Azienda sanitaria, e Virgili stesso ci sarebbe stato un battibecco, poi il malore fatale. Sul posto è intervenuta un’ambulanza, ma gli uomini del 118 non hanno potuto fare altro che constatare il decesso già avvenuto. Il figlio Stefano, infatti, aveva chiamato anche la polizia «perché ritenevo che si trattasse di morte violenta». Gli ispettori della pattuglia hanno disposto di non muovere il corpo dal pavimento, all’interno del ristorante, in attesa dell’arrivo del magistrato di turno. Dopo il nulla osta, in serata la salma è stata composta alla Pubblica assistenza. Emilio era cardiopatico e nel corso degli anni gli erano stati applicati tre by-pass.

Stefano Virgili ha intenzione di denunciare il tecnico perché, a suo dire, «l’atteggiamento vessatorio e arrogante di quell’uomo è stato la causa dell’infarto». Al momento dell’arresto cardiaco nel locale c’erano Emilio Virgili, Stefano e i tre tecnici incaricati dell’ispezione. Stefano si autodefinisce «titolare formale del ristorante, ma mio padre - aggiunge - era il motore dell’azienda»: per questo entrambi erano presenti.

La discussione sarebbe stata originata dalla posizione di un’apertura, cioè di una presa d’aria, nel vano cucina. Durante la settimana scorsa c’era stato un primo controllo dei responsabili della Asl, che avevano impartito delle prescrizioni relative agli impianti; ieri era prevista la visita di verifica.

Il titolare racconta che il tecnico avrebbe avuto da ridire sulla collocazione del “buco”, troppo in alto.Emilio avrebbe risposto che erano stati i responsabili della Asl 5 a volerlo lassù.

Il figlio di Virgili sostiene che «la vicenda per gli altri ispettori ormai era chiusa, ma quel tecnico insisteva a fare rilievi e ne è nato un alterco. Mio padre è sbiancato e ha chiesto una pasticca di quelle che usa per il cuore. Aveva la bocca serrata e ho capito subito che era molto grave».

A quel punto Emilio si è seduto e Stefano ha provato a fare desistere Vivaldi. «Gli ho urlato: “Vada via, non vede che mio padre sta male? Se succede qualcosa lei sarà responsabile”. In precedenza avevo già portato i tecnici della Asl a conoscenza dei problemi di salute di Emilio. Ma il tecnico non si è allontanato. Ho dovuto rincorrerlo fuori dal locale per scacciarlo».

In quegli istanti Emilio Virgili si è accasciato e sono partite le procedure di soccorso.

Ora Stefano e suo fratello Andrea non sanno darsi pace e chiedono giustizia. Andrea convinto che il malore sia dovuto «all’atteggiamento poco urbano, supponente e persecutorio di tutti i tecnici, ma in particolare di uno di loro». «Voglio sollevare un polverone»: conclude.

Il titolare aggiunge: «Mentre quel tecnico ora è beato a casa sua, mio padre è morto; ma era un uomo attento alla sicurezza delle persone nel ristorante. Non si può morire per un buco nel muro, per l’atteggiamento di chi legge tre righe di una legge e fa il suo lavoro in modo troppo burocratico, senza elasticità mentale. Chiunque sia colpevole deve pagare, se esiste un modo legale per costringerlo a rendersi responsabile di quel che è accaduto».

Sul posto, dopo l’intervento del 118, è arrivata una pattuglia della polizia con la squadra scientifica. Sono stati fatti i rilievi, ma non sarebbe stata sollevata alcuna ipotesi di reato per il momento per quel che è avvenuto, per quanto sul caso la procura abbia aperto formalmente un’inchiesta. La salma del ristoratore è rimasta a lungo nel locale, finché non sono finiti i rilievi della polizia.

La famiglia ha accolto con freddezza il cordoglio della Asl. «Lo respingiamo», hanno detto i figli.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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