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Pisa

L’Ordine del Cherubino a nove professori

L’Ordine del Cherubino a nove professori

Riconoscimento a chi si è distinto per meriti scientifici, cerimonia in Sapienza con il rettore Augello

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PISA. Ieri mattina in Sapienza il rettore Massimo Augello, di fronte a tutto il senato accademico e a numerose autorità cittadine, ha insignito nove professori dell’Ordine del Cherubino, la massima onorificenza dell’Università di Pisa, destinata a chi «si è distinto per i particolari meriti scientifici e il rilevante apporto dato alla vita della nostra istituzione».

I premiati, disposti secondo l’anzianità di nomina, sono: Oronzo Mazzotta, della facoltà di Giurisprudenza; Umberto Mura, Scienze matematiche fisiche naturali; Generoso Bevilacqua, Medicina e chirurgia; Enrico Giaccherini, Lingue e letterature straniere; Saverio Sani, Lettere e filosofia; Danilo Emilio De Rossi, Ingegneria; Adriano Martinelli, Farmacia; Ada Carlesi, Economia; Luciano Bardi, Scienze politiche.

Il riconoscimento dell’Ordine del Cherubino risale al 1843 e prende il nome dal simbolo dell’Ateneo pisano, appunto un angelo: la medaglia consegnata ai premiati rappresenta la testa di un Cherubino in oro posta su un fondo di smalto celeste. Sono stati nominati anche nove professori emeriti, «docenti di chiara fama che, con la loro opera, hanno contribuito ad accrescere il prestigio e la reputazione scientifica della nostra istituzione»: Umberto Bertini, Giuseppe Di Stefano, Elena Fasano Guarini, Fabrizio Luccio, Danilo Marrara, Bruno Pellegrini, Franco Russo, Umberto Santarelli e Franco Strumia.

Nel discorso introduttivo, Augello ha festeggiato gli insigniti, ma non si è soffermato solo sulle celebrazioni. Il rettore, infatti, ha tracciato un ritratto della situazione accademica e ha riservato una frecciata all’Anvur, l’agenzia nazionale per la valutazione delle università: «L’Anvur si è posta un obiettivo ambizioso, che potrebbe portare a un sistema di valutazione rigoroso e oggettivo, e dunque finalmente autorevole», ha premesso Augello. «Permangono tuttavia seri dubbi legati all’individuazione e all’utilizzazione di criteri valutativi omogenei e che tengano nella dovuta considerazione le peculiarità di ogni singola disciplina». In pratica, per come sono state scritte le regole, in classifica si piazzerebbero meglio le università con poche facoltà e ben specializzate; mentre sarebbero penalizzati gli atenei generalisti, come quello pisano, che fa dell’offerta didattica a 360 gradi il suo punto di forza. Non va dimenticato che in base ai risultati dell’Anvur saranno determinati i contributi ministeriali alle università italiane.

Altro spunto, che è anche una sfida: il rettore ha ricordato il «cambiamento epocale» del nuovo statuto e ha promesso «modalità partecipate e condivise per cogliere tutte le occasioni di rinnovamento. Punteremo a internazionalizzazione e innovazione».

Gianluca Campanella

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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