Il Tirreno

Pisa

Aveva due grandi passioni la sua cucina e i nerazzurri

di Candida Virgone
Aveva due grandi passioni la sua cucina e i nerazzurri

Dai primi passi negli anni Cinquanta all’apertura del primo locale vicino alla torre nel ’63 , fino alla mitica avventura con Anconetani e lo staff del Pisa Sporting Club

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PISA. Emilio Virgili aveva 76 primavere, ma cardiopatia e by-pass a parte (ne aveva tre), i suoi anni non li dimostrava affatto. La grande passione per la sua attività ne ha sempre fatto una persona dinamica e intraprendente, votata al lavoro e senza remore di fronte a qualsiasi fatica. Invincibile.

La notizia della sua scomparsa ha fatto in un batter d’occhio il giro della città e la prima reazione è stata di grande incredulità, sia perché aver settant’anni oggi è un’altra storia rispetto al passato, sia perché, anche se il suo cuore faceva i capricci, il noto ristoratore pisano appariva sempre in forma.

Soprattutto negli anni che avevano visto la squadra del Pisa portata in serie A sotto la guida del mito Anconetani, Emilio era un po’ l’epicentro della vita nerazzurra, una sorta di punto di riferimento del mondo calcistico locale. Il suo ristorante, come ricorda il figlio, era visto come l’«università del calcio», un regno di Romeo.

Il ristoratore era nato a Cascina il 19 novembre del ’36 ed era stato chiamato Onelio, ma tutti lo chiamavano, da sempre, Emilio. La sua carriera inizia da giovanissimo, negli Anni Cinquanta, come cameriere, prima al ristorante Corsani, in piazza La Pera, e poi all’Hotel Roma, in zona Duomo.

Il primo ristorante suo lo apre negli Anni Sessanta, in Corso Italia: si chiamava «Sandrino». Poi, nel 1963, parte la grande e lunga avventura del mitico marchio «Emilio», in via Roma, dove resterà fra i leaders indiscussi della ristorazione pisana, fino agli Anni Novanta. In quel periodo rileva l’ex «Buzzino», in via Cammeo, a due passi dalla Torre, che poi lascia definitivamente per «La Rota», aperto in contemporanea, grosso punto di ristoro a Madonna dell’Acqua, dove è rimasto fino alla fine, riscuotendo vent’anni di successi.

La parentesi più epica riguarda la serie A, quando Anconetani e tutto lo staff nerazzurro erano ospiti fissi del ristoratore, anche lui affezionato sostenitore della squadra, nella quale, come tanti altri pisani fiduciosi, aveva investito, solo per motivi sentimentali, non poco. Una passione, quella per il Pisa, che Emilio alternava a quella per la cucina e per la sua piccola impresa familiare. Una stagione che quando si era chiusa era stata accolta da lui, insieme ad una lunga schiera di irriducibili, come la triste fine di un’epoca gloriosa a cui si rinunciava con grande rimpianto e che non sarebbe più tornata. Un’epoca d’oro che Emilio non aveva mai dimenticato e che spesso ricordava con nostalgia.

Ottimo chef, grande preparatore di carne alla brace e pesce alla griglia, autore delle famose «scaloppine alla Neri Tanfucio» e delle «tagliatelle alla Medici», da un paio d’anni aveva passato il testimone al figlio Stefano, ma restava l’anima del locale. Lascia Stefano e Andrea, e la moglie, Anna Agonigi.

Alla famiglia l’affettuoso abbraccio della redazione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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