Il Tirreno

Pisa

Arriva la mappa dei luoghi in cui cercare

di Candida Virgone
Arriva la mappa dei luoghi in cui cercare

Caso Ragusa, slitta la battuta degli amici del web e inizia un collegamento con l’Arma per una iniziativa mirata

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PISA. Una mappa dettagliata dei luoghi in cui cercare Roberta Ragusa, con l’evidenziamento delle zone cosiddette a rischio, cioè più probabili per trovare tracce utili.

La stanno preparando i carabinieri, secondo i responsabili del gruppo di amici del web che vogliono venire a Gello e fare una battuta in modo da contribuire in qualche modo a far luce sulla improvvisa e misteriosa scomparsa dell’imprenditrice di San Giuliano svanita nel nulla in una gelida notte di metà gennaio, la stessa in cui naufragò la Concordia. Il gruppo, composto per lo più da gente residente al Nord, sarebbe stato pronto con un pullman organizzato da Saluzzo e diretto a Pisa per domenica prossima.

Ma, in accordo con le forze dell’ordine, a cui era stato chiesto una specie di parere di opportunità dell’iniziativa, i responsabili, in particolare Piero Civelleri, hanno deciso di far slittare questa spedizione.

«L’intento - dice Civelleri - è di organizzare una battuta meno avventurosa e magari seguendo le indicazioni date da carabinieri, protezione civile, volontari abituati ed esperti in questo tipo di ricerche».

Per il momento i carabinieri stanno raccogliendo altri elementi utili alle indagini e non hanno in calendario, a breve scadenza, ricerche a tappeto organizzate, mai più fatte dettagliatamente come nei primi giorni della scomparsa della signora Ragusa.

«Ho avuto - ha detto ieri Civelleri - un lungo colloquio con il comandante del nucleo investigativo dei carabinieri, il capitano Michele Cataneo, il quale ha spiegato che non c’è nessuna intenzione da parte loro di vietare le ricerche da parte di volontari. Piuttosto però ha suggerito di attendere alcuni giorni per dar loro il tempo di ultimare un tracciato dettagliato della zona, finito il quale sarà possibile organizzare battute specifiche e mirate in collaborazione, suddivisi in piccoli gruppi e in stretto contatto con gli uomini delle forze dell’ordine. Personalmente condivido pienamente questo suggerimento e penso che rinviare l’iniziativa non cambi nulla. L’importante è farla nel modo migliore e quando saremo pronti lo faremo sapere».

Per ora l’attesa è risolta agli esisti dei Ris sulle tracce biologiche rilevate sulla Panda verde del pontederese Antonio Fusi, l’altro indagato per omicidio volontario oltre al marito di Roberta, Antonio Logli. Tracce miste da cui verrà isolato il dna per compararlo con quello della scomparsa e vedere se davvero la sconosciuta a cui l’uomo dette un passaggio a Pontedera la notte del 13 gennaio poteva essere la signora Ragusa in fuga.

L’inchiesta, che sembra essere in un momento di stallo, di fatto starebbe vagliando una lunga serie di riscontri relativi ai contesti di vita dei protagonisti di questa storia e dei loro contatti: solo al termine di questi potrebbe arrivare il primo interrogatorio come indagato per Antonio Logli, per ora ascoltato solo come persona informata sui fatti, il quale aveva confidato agli inquirenti la sua storia clandestina con la segretaria dell’autoscuola, Sara Calzolaio, il lunedì successivo alla scomparsa della moglie, dopo che la ragazza aveva sentito il dovere di andare spontaneamente a raccontare ai carabinieri della loro relazione che durava da anni.

Per assurdo la posizione di Logli si alleggerisce man mano che il tempo passa, in quanto a suo carico non si riscontra niente di obiettivo. Contro di lui fino a questo momento ci sono solo sospetti e le chiacchiere in libertà della gente più disparata. Unica realtà la scomparsa di una mamma svanita nel nulla da più di tre mesi senza un rigo o una parola per i figli che, a detta di chi la conosceva, amava sopra ogni cosa.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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