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Pisa

No ai voti troppo bassi, il mondo scolastico si divide

No ai voti troppo bassi, il mondo scolastico si divide

Fa discutere la proposta di non scendere sotto il 4 in pagella. La stroncatura umilia o scuote lo studente?

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Fa discutere, nel mondo della scuola, la proposta avanzata dal preside di un istituto superiore di Milano che chiede ai suoi docenti di evitare voti inferiori al quattro nelle pagelle degli alunni. La motivazione sottolinea la forte umiliazione subita dai ragazzi e l'inutile frustrazione che deriva da un grave insuccesso scolastico.

Abbiamo interrogato i vertici degli istituti scolastici cittadini per capire come la pensano su questa faccenda e abbiamo scoperto che molte delle nostre scuole adottano già questa pratica nelle valutazioni, soprattutto nella scuola secondaria di primo grado che, come scuola dell'obbligo, insegue l'abbattimento dell'abbandono scolastico e adotta una scala di giudizio che va dal quattro al dieci.

Nelle scuole superiori, invece, i voti variano secondo la classica scala docimologica e qualche volta può comparire in pagella anche un'insufficienza più grave. , spiega Stefano Sodi, collaboratore e docente al liceo classico Galilei. .

Di parere contrario al buonismo proposto in pagella è anche il preside del liceo scientifico Dini e dell'Istituto Tecnico Commerciale Pacinotti, Giuseppe Piero Ceraolo, secondo cui i ragazzi devono avere piena cognizione di sé e imparare a fortificarsi nelle difficoltà, da cui gli insegnanti sono chiamati a farli uscire senza eccessiva indulgenza. .

Per Mariangela Chiapparelli, dirigente al liceo scientifico Buonarroti, invece, è giusto limitare la scala di valutazione scolastica, soprattutto nelle prime classi, per motivare i ragazzi e permetterne il riscatto dopo un insuccesso. , specifica. Sta quindi all'insegnante instaurare con gli alunni un rapporto personale che veicoli positività e apertura al recupero anche in caso di insuccesso grave. In questo modo, anche i voti inferiori al quattro possono essere vissuti come crescita e non come punizione. , conclude Stefano Mazzantini, vicario e docente all'ITI Da Vinci. (Raffaella Ioannone)

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