Il dolore
Trovate tracce biologiche sulla Panda
Caso Ragusa: continuano le analisi dei Ris, al lavoro per estrarre un dna da comparare con i familiari dell’imprenditrice
GELLO DI SAN GIULIANO TERME. Per la procura che sta indagando sul caso Ragusa, dai risultati dei Ris, i reparti investigativi scientifici dei carabinieri, è venuto fuori «del materiale su cui lavorare». Tracce biologiche interessanti sono state trovate sulla macchina di Antonio Fusi, il pontederese di 62 anni che la notte del 13 gennaio, quella in cui scomparve l’impreditrice di Gello di San Giuliano, dette un passaggio ad una sconoscuta che assomigliava molto a Roberta. Antonio Fusi, insieme ad Antonio Logli, 48 anni, marito della scomparsa, è indagato per omicidio volontario: per tutti e due si tratterebbe di un «fatto tecnico» per poter permettere gli accertamenti approfonditi dei Ris nei luoghi e sugli oggetti di interesse per gli inquirenti.
Le tracce biologiche - si è escluso fin dal primo momento che si tratti di sangue - possono portare alla ricostruzione di uno o più profili di dna da comparare poi con quello della signora Ragusa. Per questo, fin dai primi momenti della scomparsa, la difesa dei Logli, l’avvocato Roberto Cavani, aveva fatto mettere da parte ai suoi assistiti degli oggetti di uso quotidiano di Roberta a cui ricorrere per l’esame. La comparazione potrebbe avvenire attraverso lo spazzolino da denti o la spazzola dei capelli che la signora Ragusa ha usato fino al giorno della sua scomparsa, o, in ultima analisi, perché è più complicato, attraverso un tampone salivare ai figli, diretti consanguinei.
Si tratta di una traccia importante da cui potrebbe venire qualche spiraglio per questa indagine fatta di accelerazioni e bruschi stop, ancora senza risposte di fronte ad una scomparsa misteriosa e soprattutto drammatica per due ragazzini in attesa di una notizia della loro mamma da quasi tre mesi, Daniele, 15 anni, e Alessia, quasi 11.
Sulle tracce di Fusi, personaggio singolare noto a tutti in paese e su cui in questi giorni si è concentrata l’attenzione mediatica, si era arrivati un mese dopo la scomparsa della donna, quando due bariste dell’autogrill dell’uscita Pontedera sud della superstrada avevano riferito ai carabinieri un loro sospetto. Le due ragazze, Debora Meini e la cugina, avrebbero notato la famosa notte del 13 dicembre - una notte di gelo, la stessa in cui naufragò la Concordia - una donna che era entrata in autogrill in tuta rosa, era andata in bagno e ne era uscita cambiata e vestita di nero, particolare, quest’ultimo del cambio di abbigliamento, negato alla stampa ma che risulta, riferito da una di loro, agli atti. La donna aveva con sé due grosse borse e pareva stordita: chiese un caffè ma non aveva neanche i soldi per pagare. Qui aveva incontrato Fusi che si era prestato a darle un passaggio alla stazione e le aveva offerto anche il caffè. La donna, che non si chiamava Roberta e fumava (abitudine che la Ragusa non fa), giunti alla stazione si sarebbe diretta a comprare le sigarette al bar Minerva, che era però chiuso, e poi sarebbe salita su un’altra vettura, una Lancia Y. Diverse settimane dopo le due ragazze, vedendo il caso Ragusa in tv, si erano ricordate di quella donna dagli occhi blu e Fusi, parlando con loro, aveva incalzato: «Mi sa che era lei quella a cui ho dato il passaggio». Si erano rivolte quindi ai carabinieri, giunti in piena notte a casa di Fusi con l’avviso di garanzia e l’ordine di sequestro della sua vecchia Panda verde, una sorta di bazar su cui c’è di tutto, poi repertata dai Ris.
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